PUBBLICATO SUL PRECEDENTE BLOG GIA’ IN DATA 08/11/2009

Seconda stazione. Il crocifisso del Re

Su “la Repubblica” del 4 novembre il cardinal Re, prefetto della Congregazione dei vescovi, ci spiega perché non si aspettava la sentenza di Strasburgo “come qualsiasi persona di buon senso”:

“Il crocifisso è il segno di un Dio che ama l’uomo fino a dare la sua vita per lui. È un Dio che ci educa all’amore, all’attenzione per ogni uomo, specialmente il più debole e indifeso… Come non condividere il simbolo così pieno di senso e di significato che ogni uomo di buona volontà in coscienza non può non capire e accettare?… I veri sostenitori della laicità non devono dimenticare… che la sana laicità include anche il rispetto profondo della coscienza di tutti e di ciascuno, e che il difensore della coscienza umana è stato proprio Cristo, crocifisso e risorto per l’umanità intera”.

Potremmo dilungarci a spiegare che il Dio che “educa all’amore” è lo stesso che nella Bibbia ordina di passare a fil di spada i sacerdoti di Baal o i cittadini di Gerico, dopo aver bruciato vivi quelli di Sodoma e Gomorra, i bambini compresi; o che è difficile riconoscere il “difensore della coscienza umana” in quel Cristo nel cui nome si bruciavano vivi eretici e streghe.

Ma risparmiamo tempo limitandoci a inserire nelle frasi del Re l’inciso “per i cattolici”: “Il crocifisso, per i cattolici, è il segno di un Dio che ama l’uomo fino a dare la sua vita per lui ecc..” O: “il difensore della coscienza umana, per i cattolici, è stato proprio Cristo, crocifisso e risorto per l’umanità intera”.

Ma il guaio, con i cattolici, sia che si parli di crocifissi, di omosessualità o di matrimonio, è sempre lo stesso: si dimenticano l’inciso, trasformano una loro opinabile convinzione religiosa, neppure dimostrabile scentificamente, in una constatazione del tipo “oggi piove”, ritengono automaticamente vero per tutti, buono per tutti, cattivo per tutti e quindi da vietare o da imporre a tutti, quello che è vero, buono, cattivo, da imporre o da vietare “per loro” o “secondo loro”. Ed ecco allora il cardinale Re esclamare, a proposito del crocifisso: “Come non condividere il simbolo così pieno di senso e di significato che ogni uomo di buona volontà in coscienza non può non capire e accettare?”. Essendo tale per loro deve esserlo per ogni uomo, almeno se “di buona volontà”. Sottinteso: chi non è d’accordo è in malafede, protervo ecc.

È un modo di pensare diffuso sia fra i cattolici di base, sia fra le massime autorità. In una lettera a “Repubblica” dell’8 novembre Francesca Siena scrive che la Bibbia è “parola di Dio, scritta da uomini e interpretata dal magistero della Chiesa, promanato dallo stesso Gesù”. Così due opinioni (che la Bibbia sia parola di Dio e che il magistero interpretativo della Chiesa “promani” da Gesù) sono esposte come “dati di fatto”, come dire “Roma è in Italia”.

Non diversamente Benedetto XVI, quando era ancora Ratzinger, affermava: “L’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e sulla complementarietà dei sessi ripropone una verità evidenziata dalla retta ragione… Il matrimonio non è una qualsiasi unione tra persone umane. Esso è stato fondato dal Creatore, con una sua natura, proprietà essenziali e finalità… Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale” (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni fra persone omosessuali, 2003).

Manca come sempre l’inciso “per i cattolici”: è per loro infatti, non per me o per voi, che l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio corrisponde a una verità evidenziata dalla retta ragione, è fondato dal Creatore (che per noi neanche esiste…) ed è quindi “santo” mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale (che a parere di molti noi, invece, vieta piuttosto la castità…).

È questa trasformazione di private opinioni in verità di fatto inoppugnabili per tutti il segno di una insopprimibile arroganza e il fondamento dell’intolleranza e dell’aspirazione a una società teocratica. Ma forse è anche il segno di una assai debole fede. Essendo i cattolici i primi a capire che la loro religione è tutta una panzana, hanno bisogno di dirsi che è “ovviamente” creduta da tutti, almeno tutti quelli “di buona volontà”…

(segue 2)