La Chiesa. Aborto? Meglio uccidere la madre
Posted on giugno 14th, 2010 in No Comments »
Nel 2009, a Phoenix (USA), suor Margaret McBride, vice presidente dell’ospedale st. Joseph, è stata scomunicata per aver fatto abortire (d’intesa con la paziente, la sua famiglia, i suoi medici e il Comitato etico) una ventisettenne ”incinta al terzo mese, già madre di quattro bambini, affetta da una grave ipertensione polmonare” che l’avrebbe probabilmente uccisa se continuava la gravidanza.
Il feto avanti tutto
A dare la notizia, trapelata solo ora, è Ludovica Eugenio in un articolo apparso su “Adista” (n. 46, 5 giugno 2010). L’articolo, estremamente critico verso il provvedimento, aggiunge: “l’aborto è uno dei sette ‘crimini’ che, secondo il Codice di Diritto canonico, hanno come conseguenza la scomunica latae sententiae, cioè automatica. ‘La vita di una madre non può essere messa davanti a quella del bambino’, ha dichiarato l’ufficio comunicazioni del vescovo di Phoenix, mons. Thomas Olmstead.”
Il divieto d’aborto anche se necessario per salvare la madre non è d’altra parte l’idea di un vescovo un po’ fanatico ma è dottrina ufficiale della Chiesa cattolica. Nel 1895 il vescovo di Cambrai chiese a Roma se un medico, accertato che “la causa della malattia mortale [di una donna]…era la gravidanza stessa” potesse farla abortire.
La risposta, approvata da Leone XIII, fu “No”. E Pio XI, dopo aver ribadito che neppure il rischio della vita della madre può rendere scusabile “la diretta uccisione dell’innocente”, si premurava di chiedere inoltre, la punizione dell’aborto da parte dello stato (Casti connubii, 1930). Lo ripeteva Pio XII nel Discorso alle Ostetriche del 1951: “salvare la vita della madre è un nobilissimo fine; ma l’uccisione diretta del bambino come mezzo a tal fine, non è lecita”.
C’è peccato e peccato
Quanto alla punizione dell’aborto con la scomunica, si tratta di sanzione del Diritto Canonico fatta propria dal Catechismo del 1992 che recita: “La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana” (2272). Qualcuno potrebbe chiedersi perché si scomunica chi sopprime una vita “potenziale” per salvarne una reale e non si scomunica chi dichiara una guerra che causa milioni di morti o chi, come Berlusconi e Maroni, espone alla morte migliaia di migranti, ordinando il loro respingimento in mare.
Ma sarebbe un ingenuo, incapace di distinguere quel che alla Chiesa preme sul serio punire e impedire per conservare il proprio controllo sulla vita, la morte e i corpi delle persone; e quello che la Chiesa fa finta di condannare per salvare la faccia “evangelica”, accreditarsi amante della povertà mentre veste Prada e fingersi sollecita verso gli “ultimi” mentre brinda coi “primi” nei palazzi del potere (1).

