Roma. Soldi pubblici ai “centri estivi”. Ma solo se cattolici
Posted on luglio 15th, 2011 in No Comments »
Da adista, 9 luglio n. 53.
«Whites only», si leggeva sulla porta di molti locali pubblici del sud degli Stati Uniti all’epoca della segregazione razziale. «Catholics only», avrebbe tanta voglia di scrivere Gianluigi De Palo sulla porta del suo ufficio di Assessore alla Famiglia, all’Educazione e ai Giovani di Roma Capitale. «Er ciavatta», come viene affettuosamente chiamato in Campidoglio il trentaquattrenne ex presidente delle Acli provinciali di Roma, stavolta l’ha fatta grossa, e nella sua ansia di ingraziarsi le gerarchie e gli elettori cattolici ha partorito un bando di fatto riservato a parrocchie ed enti ecclesiastici della Chiesa Cattolica. Una mossa dal sapore decisamente opportunistico ed elettorale, della quale non sappiamo se gradita o meno al Vicariato e neanche se quest’ultimo ne fosse a conoscenza.
L’idea è semplice: si tratta di dare un contributo economico alle parrocchie romane in grado di ospitare un servizio di «centro estivo» per bambini di età compresa fra i 3 e i 14 anni. Vero è che il bando “Progetti educanti” si rivolge anche alle «altre confessioni religiose riconosciute dallo Stato ai sensi dell’articolo 8, comma 3 della Costituzione Italiana», ma restringe non poco la platea considerando come potenziali candidate al finanziamento solo le realtà provviste di un oratorio in cui svolgere le attività ludico-ricreative. A non essere assolutamente contemplati sono invece il mondo della scuola e le realtà dell’associazionismo laico, che evidentemente secondo l’assessore non sono qualificabili come «ambienti educanti». E dire che i fondi cui attinge l’assessorato per finanziare le parrocchie sono quelli della legge 285/97 («Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza»), in teoria già destinati a sovvenzionare varie realtà del Terzo Settore che da anni lavorano per il Comune: una coperta decisamente corta, tanto da far temere che i circa 8000 euro a parrocchia messi a disposizione del Comune possano significare il ridimensionamento di servizi forniti da altre realtà in altri periodi dell’anno.
Salvato dai “papa boys”
De Palo, nominato assessore lo scorso gennaio in sostituzione della poco amata Laura Marsilio (c’è chi ha parlato di vere e proprie «liste di proscrizione» nei confronti degli ex collaboratori di quest’ultima), non è nuovo a simili, maldestri tentativi tesi a stabilire una “corrispondenza di amorosi sensi” fra elettorato cattolico e gerarchie vaticane da un lato e centrodestra capitolino dall’altro. Del resto, anche a questo doveva servire la sua nomina, analogamente a quella degli altri nuovi assessori scelti dal sindaco Gianni Alemanno pochi giorni dopo aver azzerato le precedenti deleghe: travolto dagli scandali “parentopoli” e “fascistopoli” (con l’assunzione a chiamata nelle municipalizzate Ama e Atac di centinaia di figli, mogli, nipoti, ex cubiste e vecchi camerati), il sindaco con la celtica tentava di ridarsi un tono e di risalire la china dei sondaggi puntando su un cambio di immagine e investendo ancor più di quanto non avesse fatto in passato nel rapporto con la Santa Sede (oltre che con i vari re del mattone, ai quali portava in dote la candidatura della città eterna alle Olimpiadi del 2020). De Palo, già animatore dei “papa boys” (dal 1998 al 2000 ha lavorato nell’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Tor Vergata, di cui è stato responsabile del settore info-point), presidente delle Acli di Roma, membro del Consiglio Pastorale Diocesano, presidente dell’Associazione Scienza e Vita Roma-1, nonché del Forum delle Associazioni Familiari del Lazio, offriva da questo punto di vista un curriculum che sembrava una garanzia (v. Adista 5/11). La nuova giunta veniva oltretutto presentata dal sindaco alle alte sfere vaticane prima informalmente, durante un colloquio telefonico con il segretario di Stato Tarcisio Bertone, e poi direttamente a Benedetto XVI durante l’incontro, svoltosi il 14 gennaio, fra il pontefice e le autorità comunali, provinciali e regionali di Roma e del Lazio.
Successivamente alla nomina, l’assessore con i sandali ha avuto modo di far parlare di sé in almeno un paio di occasioni. Di lui si ricorda innanzitutto la recente polemica con la Comunità di Sant’Egidio in relazione allo sgombero di un campo rom durante la Settimana Santa (v. notizia successiva). In quel frangente, la diocesi, coadiuvata dalla Caritas e da Sant’Egidio, decise di aprire le porte della Basilica di San Paolo Fuori le Mura alle famiglie dei nomadi ormai prive di qualsiasi ricovero, scatenando con ciò le ire di De Palo, che dalle colonne dei giornali arrivava ad accusare la comunità di Trastevere di assumere una «posizione ideologica sui poveri». Un paio di mesi prima, De Palo finiva invece nel mirino del consigliere capitolino del Pd Paolo Masini per aver firmato, come primo atto da neo-assessore, l’avvio di otto «centri famiglia» ospitati in altrettante parrocchie e finanziati per 200mila euro da un apposito fondo statale. Masini contestava a De Palo la mancata discussione in Commissione Scuola della firma, come richiesto dall’iter, soprattutto in considerazione del fatto che le otto strutture risultavano gestite dal consorzio di cooperative “Famiglie solidali”, di cui faceva parte, fra le altre, la “Acli Oltre Onlus”, di cui De Palo era rappresentante legale al momento della presentazione del progetto. (marco zerbino)
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