Recentemente, il vescovo Rino Fisichella ha dichiarato che quanti combattono la pillola abortiva sono “dalla parte delle donne”. Anche Paolo VI nella Humanae vitae del 1968  e Joseph Ratzinger nel 1980 si erano pronunciati contro la pillola anticoncezionale in nome della  dignità delle donne. Ma questa piccola antologia mostra come papi, concili e dottori della chiesa, nel corso di venti secoli, siano stati realmente “dalla parte delle donne” e ne  abbiano difeso la dignità.

1. La Chiesa in difesa della dignità della donna

Tertulliano, II-III sec. (Gli ornamenti delle donne):

Non sai che sei Eva?… Tu sei la porta del diavolo; … tu sei colei che per prima ha violato la

legge divina; tu sei colei che ha persuaso colui che il diavolo non fu capace di attaccare; con quanta

facilità hai fatto cadere l’uomo, l’immagine di Dio; per la pena da te meritata, cioè la morte, perfino

il figlio di Dio dovette morire….

La donna ha il diritto di vestirsi solo a lutto. Non appena ha raggiunto l’età adulta, dovrà coprire il suo viso che è fonte di tanti pericoli, altrimenti rischia di perdere la beatitudine eterna.

S. Giovanni Crisostomo, IV-V sec. (Commento a Matteo, 19,10 – B56, I, q. 6):

Che cos’altro è la donna se non la nemica dell’amicizia, la pena da cui non si può sfuggire, il

male necessario, la tentazione naturale, la calamità desiderabile, il pericolo domestico, il danno dilettevole, il male di natura, dipinti a tinte vivaci?

(In epistula I ad Corintii hom XXVI ):

Paolo non dice che deve essere coperta [la donna], ma che essa deve essere velata, cioè deve essere nascosta con ogni cura.

S. Ambrogio, IV sec. (PL 14, col. 303):

È stata la donna autrice del peccato per l’uomo e non l’uomo per la donna.

S. Girolamo, IV-V sec. (Migne, PL 23, col. 250):

Esse non possono saziarsi nemmeno del sangue dei morti… Non lo diciamo della prostituta, né

dell’adultera, è dell’amore della donna in generale che stiamo parlando. È sempre insaziabile. Si spegne e si infiamma. Anche se alimentato, è sempre in crisi di astinenza. Rende femmineo l’animo virile. Non permette di pensare ad altro che alla passione che nutre.

S. Agostino, IV-V sec. (I soliloqui, 1, 10):

Sento che nulla priva maggiormente della propria sicurezza un’anima virile che le carezze della

donna e quel contatto dei corpi senza di cui non si può dire di aver moglie.

Papa S. Leone I Magno, V sec. (Sermoni, 24, 6):

Perché Satana sa che ha sedotto il primo uomo per bocca di una donna e ha allontanato tutti

gli esseri umani dalla beatitudine del paradiso grazie alla credulità della donna, così lui perseguita

anche adesso, con astuzia ancora più attenta, il vostro sesso…

S. Odo, abate di Cluny, X sec. (PL 162):

La bellezza del corpo sta solo nella pelle. In realtà se gli uomini potessero vedere ciò che è sotto

la pelle, la vista delle donne darebbe loro la nausea… Mentre non sopportiamo di toccare uno sputo

o un escremento nemmeno con la punta delle dita, come possiamo desiderare di abbracciare questo

sacco di escrementi?

Goffredo, abate di Vendôme, XI sec. (Epistolae):

Questo sesso ha avvelenato il nostro primo genitore, che era anche suo marito e suo padre, ha

strangolato Giovanni Battista, portato a morte il coraggioso Sansone. In un certo qual modo, ha ucciso anche il Salvatore, perché se non fosse stato necessario per il suo peccato, nostro Signore non avrebbe avuto bisogno di morire. Maledetto sia questo sesso in cui non vi è né timore, né bontà, né amicizia e di cui bisogna diffidare più quando è amato che quando è odiato…

Corrado di Marchtal, XII sec., abate dell’ordine premostratense inizialmente “misto”:

Riconoscendo che la malvagità delle donne è maggiore di tutte le altre malvagità del mondo,

che non c’è furia pari a quella delle donne, e che il veleno degli aspidi e dei draghi è più curabile e

meno pericoloso per gli uomini che non sia la familiarità con le donne, abbiamo unanimemente

decretato, per la sicurezza delle nostre anime non meno che dei nostri corpi e dei nostri beni, che per nessuna ragione riceveremo più sorelle che aggravino per noi il rischio della rovina eterna, ma le eviteremo come si evitano gli animali velenosi.

Giacomo di Vitry, vescovo del XII-XIII sec. (Sermones in Epistula et EvangeliaDomenicalia):

È meglio avvicinarsi ad un fuoco ardente piuttosto che ad una giovane donna; a causa della donna molti uomini sono morti; perché come da un abito viene la tigna, allo stesso modo dalla donna

deriva l’infelicità dell’uomo…

S. Alberto Magno, XIII sec. (Quaestiones super de animalibus, XV-XVIII):

La donna è meno consona alla moralità… Poiché… ha in sé più liquidità dell’uomo, e caratteristica del liquido è quella di ricevere facilmente e di trattenere il male…Quando una donna ha un rapporto con un uomo, è molto probabile che desideri giacere al tempo stesso anche con un altro…La donna non è affatto fedele…

Quello che non riesce a ottenere da sola, cerca di raggiungerlo con la falsità…l’uomo si deve guardare da ogni donna come da un serpente velenoso e da un demonio cornuto… La sua sensibilità spinge la donna verso ogni male, mentre la ragione muove l’uomo verso ogni bene…

Papa Pio II, XV sec, ex-libertino poi papa.:

Quando vedi una donna, pensa che sia un demonio, che sia una sorta di inferno.

S. Antoninus, vescovo di Firenze, XV sec. (Summae, I, 14, c. 5):

L’impurità della donna che sanguina rappresenta il peccato d’idolatria, a causa del sangue delle vittime; l’impurità della donna che partorisce rappresenta il peccato originale; l’impurità della donna

mestruata rappresenta il peccato dell’anima infiacchita dal piacere.

[La donna è] A: Animale avido – B: Bestiale abisso – C: Concupiscenza della carne – D: Doloroso

combattimento – E: Estenuante vortice… – I: Immagine degli idoli… – Z: Gelosia gelosa.

Malleus maleficarum, 1486/87, scritto dai due inquisitori Heinrich Krämer e Jacob Sprenger su mandato di papa Innocenzo VIII, fu il testo base per la caccia e i processi alle streghe:

Perché nel sesso tanto fragile delle donne si trova un numero di streghe tanto maggiore che fra gli uomini? … Il primo [motivo] è che tendono ad essere credule, e siccome il diavolo cerca soprattutto di corrompere la fede, le aggredisce di preferenza ….

Il secondo motivo è che le donne per natura, a causa della pieghevolezza della loro complessione, sono più facilmente impressionabili …. Il terzo motivo è che hanno una lingua lubrica; quando sanno qualcosa per le loro male arti difficilmente riescono a nasconderlo e, siccome sono deboli, cercano facilmente nelle stregonerie un mezzo per vendicarsi di nascosto…

E si potrebbe aggiungere che, siccome sono volubili, si comportano di conseguenza… e possiamo aggiungere ancora che, siccome le donne sono difettose di tutte le forze tanto dell’anima quanto del corpo, non c’è da meravigliarsi se compiono tanti sortilegi a danno degli uomini, che esse vogliono emulare.

Infatti, per quanto riguarda l’intelletto e la comprensione delle cose spirituali, esse sembrano appartenere a una specie diversa da quella degli uomini … La ragione naturale è che essa è più carnale dell’uomo, come risulta in molte sporcizie carnali. Si può notare che c’è come un difetto nella formazione della prima donna, perché essa è stata fatta con una costola curva, cioè una costola del petto ritorta come se fosse contraria all’uomo. Da questo difetto deriva anche il fatto che, in quanto animale imperfetto, la donna inganna sempre….

A ben guardare, tutti i regni del mondo sono stati rovesciati per la malizia delle donne… Non c’è quindi da meravigliarsi se il mondo soffre ancora per la malizia delle donne…

Infine, per quanto riguarda il corpo, bisogna individuare i suoi desideri carnali, da cui derivano infiniti danni per la vita umana… davvero, se non esistessero le iniquità delle donne, anche a prescindere dalla stregoneria, a quest’ora il mondo rimarrebbe libero da innumerevoli pericoli….

S. Giovanni di Dio, XVI sec. (Poenitentiale):

La lussuria delle donne è fetida e più soffocante che negli uomini, e quindi deve essere domata più energicamente con l’astinenza dal cibo… se è una vedova, bisogna informarsi diligentemente sulle circostanze, e poi punirla con un digiuno ancora più rigido che per le altre donne.

Concilio provinciale di Tyrnau del 1611:

Ogni malvagità è piccola a confronto con la malvagità della donna.

Angelo Roncalli, futuro papa S. Giovanni XXIII (Giornale dell’anima. Diario):

1897 – Con donne di qualunque condizione, siano pure parenti o sante, avrò un riguardo speciale,

fuggendo dalla loro familiarità, compagnia o conversazione, come dal diavolo…

1948 – Mi conservo famigliari, dopo oltre quarant’anni, le conversazioni edificanti… con il mio

venerato vescovo mons. Radini Tedeschi… Di donne, o di forme o di cose muliebri, mai una parola,

mai, come se donne non esistessero al mondo… Questo silenzio assoluto, anche nella intimità, circa

omne muliebre“, fu una delle lezioni più forti e profonde della mia giovinezza sacerdotale; e sono riconoscente, anche ora, alla insigne e benefica memoria di chi mi educò a questa disciplina.

2. La Chiesa in difesa della  vita delle donne

Paul Laymann ,1625 (Teologia morale)

Una donna può prendere una medicina per impedire il concepimento, se viene a sapere dal

medico, o lo suppone dalla propria esperienza precedente, che la nascita di un figlio le causerà la

morte?

[No]… Se in alcuni casi del genere fosse permesso alle donne di impedire il concepimento, si produrrebbe un incredibile abuso e si verificherebbero gravi danni per la propagazione della specie.

Istruzione per levatrici dei cattolici tedeschi, XVII sec.:

Qualora si debba provvedere alla madre o al bambino, essa [la levatrice] deve far si che il bambino

venga battezzato, in quanto è meglio che la madre muoia santamente, che non il figlio muoia

senza battesimo.

Alfonso Maria de’ Liguori, XVIII sec. ( Theologia moralis):

Nel caso che il feto sia già pervaso dall’anima e si giudichi che la madre morirebbe con la prole,

se non assumesse la medicina, è lecito che la prenda… Se invece con la morte della madre la speranza di vita e di battesimo della prole si prospetti evidente; la madre è tenuta, secondo i più, sotto pena di peccato mortale, ad astenersi da ogni rimedio distruttivo per la prole, perché ella ha il dovere di esporre la sua vita fisica per l’estrema necessità spirituale del bambino….

Collegio cardinalizio, 1842:

È lecito che acconsenta al coito una moglie che sappia che il marito riveste il proprio membro

con un ‘cappuccio inglese’?

No; si renderebbe complice di un delitto abietto e commetterebbe peccato mortale.

Giovanni Pietro Gury, 1850 (Compendio di teologia morale)

Una donna pecca gravemente se induce, anche indirettamente o tacendo, il proprio marito

all’abuso del matrimonio [uso dei contraccettivi], lamentando il numero dei figli, dei disagi del parto…o anche dichiarando che morirà al prossimo parto.

Santo uffizio, confermato da Leone XIII, 1895  (risposta al vescovo di Cambrai):

Esposizione: Il medico Tizio, essendo stato chiamato presso una donna incinta… constatava in tutti i sensi, che la causa della malattia mortale altra non era che la gravidanza stessa…Una sola via,

dunque, egli aveva a disposizione, per salvare la madre da una morte certa e imminente: procurare

cioè l’aborto, o espulsione del feto. Questa via egli intraprendeva, usando tuttavia i mezzi e le operazioni che di per sé e direttamente non miravano propriamente a uccidere il feto…, ma soltanto a far sì che il feto, se fosse possibile, venisse dato alla luce vivo, anche se destinato a morire subito, dal momento che era ancora del tutto immaturo… Domanda: Tizio chiede se può compiere con sicurezza le operazioni descritte, nelle suddette circostanze, una volta che si ripetano.

Risposta: No, secondo gli altri decreti, quelli cioè del 28 maggio 1884 e del 19 agosto 1889.

Franz Gopfert, 1906 ( Moraltheologie):

la speranza…di poter sicuramente battezzare… il bambino giustifica il pericolo che l’operazione

comporta sempre per la madre… in considerazione della salvezza eterna del bambino, la si potrebbe

considerare un dovere per la madre.

Circolare dei vescovi belgi ai confessori, 1909:

Se un marito pratica la contraccezione per paura che un pericolo incomba sulla moglie in caso

di gravidanza… è necessario placare i suoi timori, ma se sussiste un pericolo reale si deve raccomandare un’eroica astinenza.

Pio XI, 1930 (Casti connubii):

già abbiamo detto… quanta compassione noi sentiamo per la madre, la quale, per ufficio di natura,

si trovi esposta a gravi pericoli, sia della salute, sia della stessa vita: ma quale ragione potrà mai avere la forza di rendere scusabile, in qualsiasi modo, la diretta uccisione dell’innocente?…

A coloro, infine, che tengono il supremo governo delle nazioni, e ne sono legislatori, non è lecito dimenticare che è dovere dell’autorità pubblica di difendere con opportune leggi e con la sanzione di pene, la vita degli innocenti…

Joseph Mausbach e Peter Tischleder, 1938 ( Katholische Moraltheologie):

La motivazione secondo cui risparmiando il bambino per lo più ne vanno di mezzo due vite,

mentre con il sacrificio del bambino solo una fa una grande impressione…[ma] L’uccisione violenta di una vita senza colpa non è mai lecita; non può esserlo, senza indurre gli uomini a ulteriori passi funesti ed esiziali…

È invece permesso… il ricorso a farmaci e operazioni indirizzati non contro la gravidanza, ma contro una contemporanea malattia mortale della madre, e che per accidens possono causare l’aborto, a condizione che non venga pregiudicata la possibilità del battesimo del bambino.

Pio XII, 1948 (Responsabilità e missione del chirurgo):

Se è riprovevole…uccidere un innocente per salvarne un altro, non è meno illecito, sia pure per

salvare la madre, di cagionare direttamente la morte di un piccolo essere chiamato, se non per la vita di quaggiù, almeno per la futura, a un alto e sublime destino…

1951 (Discorso al Congresso dell’Unione Cattolica Italiana Ostetriche):

Così, ad esempio, salvare la vita della madre è un nobilissimo fine; ma l’uccisione diretta del bambino come mezzo a tal fine, non è lecita….

Vicariato del vescovo Keller di Monaco, 1950 (Istruzione per il trattamento dell’abuso matrimoniale nel confessionale):

La moglie non deve usare mezzi contraccettivi neppure come ‘legittima difesa’, ad esempio per proteggersi da un marito affetto da malattie sessuali… che porterebbero la donna a correre un evidente rischio di vita in caso di gravidanza…

Herbert Jone, 1953 (Katholische Moraltheologie):

Nemmeno per salvare la vita della madre è consentito spezzare la vita del nascituro vivo, ad

esempio mediante la craniotomia, l’embriotologia ecc. La diretta uccisione del feto è proibita anche quando il medico la ritenga necessaria… per la salvezza della madre… anche quando senza questo intervento potrebbero morire sia la madre che il bambino…

Pio XII, 1958 (dichiarazione del 12 settembre):

Si causa una diretta e illecita sterilizzazione, quando si impedisce l’ovulazione per proteggere

l’organismo dalle conseguenze di una gravidanza che esso non può sopportare.

Bernard Häring, 1967 (La legge di Cristo. Trattato di teologia morale):

[Ancora oggi] Se non c’è nessun altro modo di salvare la vita del bambino e specialmente di assicurargli il battesimo, la madre è obbligata a sottoporsi a… operazioni [taglio cesareo, laparotomia ecc.] che mirano principalmente alla salvezza del bambino, mentre espongono la madre a certi pericoli.

3. La Chiesa in difesa della  parità fra i  sessi

S. Paolo I sec. (Nuovo Testamento, Prima lettera ai Corinzi, 11, 3-9):

Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo….L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo….

(Nuovo Testamento, Prima lettera a Timoteo, 2, 11-15):

La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione con modestia.

S. Clemente Alessandrino II-III sec.(Il Pedagogo, III, 200 ca – B36):

Questo dunque è il segno distintivo dell’uomo, la barba, attraverso cui l’uomo si rivela per ciò

che è. Essa è cosa più antica [della creazione] di Eva, ed è il segno della natura superiore [dell’uomo]. A quest’ultimo Dio decise che si addicesse la pelosità e quindi sparse dei peli su tutto il corpo dell’uomo: l’unica parte liscia e morbida gliela tolse dal lato per farne il ricettacolo del suo seme: creò la tenera Eva, la donna, come aiuto per la generazione e per la cura della casa…

Origene II-III sec. (Commentum in Lucam, Homiliae VIII):

Le nostre azioni sono femmine o maschi. …Se seminiamo nella carne, il frutto del concepimento della nostra anima non è maschio bensì femmina, e quindi fiacco, molle, greve di materia. Se invece contempliamo le cose eterne e abbiamo l’animo attento alle cose migliori, allora sì che produciamo i frutti dello spirito, tutti maschi. Poiché ciò che è presentato al cospetto di Dio… è maschio, non femminile. E Dio non si degna di guardare ciò che è femminile…

Dionisio, vescovo di Alessandria III sec.:

La donna mestruata non deve avvicinarsi alla Tavola Santa, o toccare il Santo dei Santi, né andare in chiesa, ma pregare altrove.

Concilio spagnolo di Elvira, IV sec.:

Le donne non possono né scrivere, né ricevere lettere a proprio nome.

S. Girolamo IV-V sec. (Expositio in epist. I ad Cor., c. 14):

è contro l’ordine della natura e della legge che le femmine parlino in una riunione di uomini.

S. Giovanni Crisostomo IV-V sec. (Quales ducendae sint uxorem, 4):

Dio assegnò a ciascun sesso le sue funzioni, cosicché la parte più utile e più necessaria toccasse

all’uomo, e la minore e inferiore alla femmina; e quegli divenisse degno d’onore per il ruolo suo eminente, questa invece per gli uffici suoi più vili non pensasse ad alzare la cresta contro il coniuge.

S. Ambrogio IV sec. (Sulle verigini, I, 27):

Perché io dovrei ricordare la pesante schiavitù delle donne e i servizi dovuti agli uomini? Ad esse Dio ha comandato di servire prima che ai servi… se sono virtuose, ciò costituisce ricompensa della carità e, se sono cattive, castigo della colpa.

(Exameron, V, 18):

colui che la donna chiamò alla colpa, è giusto che ella prenda come capo, per non cadere di

nuovo con la sua femminile propensione…

S. Agostino IV-V sec. (Commento Vangelo di Giovanni, omelia 2, 14):

E l’Apostolo afferma: Chi ama la sua donna ama se stesso; nessuno infatti mai odia la propria carne (Ef 5, 28 29). La parola carne è qui, dunque, usata al posto di donna, così come qualche volta si usa spirito al posto di marito. E perché? Perché è lo spirito che regge e la carne è retta: quello deve comandare, questa servire. C’è disordine in quella casa dove la carne comanda e lo spirito serve. Che c’è di peggio d’una casa in cui la donna comanda sul marito? Ordinata è quella casa in cui la donna obbedisce al marito. Così è a posto l’uomo in cui la carne è sottomessa allo spirito.

S. Cirillo d’Alessandria IV-V sec. (In Joannis evang., lib. XII, XX, 15):

In massima parte la mente delle femmine è più rozza, né può facilmente capire cose difficili.

Papa S. Gelasio V sec. (Lettera ai vescovi della Lucania)

Abbiamo appreso con disagio che si è verificato un tale disprezzo delle verità divine, che le donne

stesse, come si riferisce, servono ai santi altari. E tutto ciò che è stato affidato esclusivamente agli uomini, è fatto da quel sesso a cui ciò non compete.

Papa S. Gregorio I Magno VI-VII sec. (Moralia, lib. XXVIII, cap. 3):

Io non parlo alle femmine, bensì agli uomini, perché chi è di mente instabile non è assolutamente

in grado di capire le mie parole.

Teodolfo, vescovo di Orléans IX sec.:

Le donne dovrebbero ricordare la loro debolezza, e l’inferiorità del loro sesso, quindi dovrebbero

aver paura di toccare qualsiasi cosa sacra che sia nel ministero della Chiesa.

Decretum Gratiani XII sec. (antico diritto ecclesiastico Causa XXXIII, qu. 5, XVII):

La donna è soggetta al potere dell’uomo e non ha nessuna autorità, non può insegnare, né testimoniare, né fare da garante, né giudicare.

(Causa XXXIII, qu. 5, c. XII):

La moglie deve essere sottomessa al marito. È nell’ordine naturale delle cose che le donne servano agli uomini, e i figli ai genitori, poiché è giusto che l’inferiore serva al superiore.

Papa Onorio III XIII sec.:

Le donne non devono parlare. Le loro labbra portano le stigmate di Eva, che fece peccare gli

uomini.

S. Alberto Magno XIII sec. (Quaestiones super de animalibus, XIII):

La donna… rispetto all’uomo ha una natura difettosa e imperfetta.

S. Tommaso d’Aquino XIII sec. (Somma teologica, Ia, q. 92, a.1):

Rispetto alla natura particolare la femmina è un essere difettoso e manchevole. Infatti la virtù

attiva racchiusa nel seme del maschio tende a produrre un essere perfetto, simile a sé, di sesso maschile. Il fatto che ne derivi una femmina può dipendere dalla debolezza della virtù attiva, o da una indisposizione della materia, o da una trasmutazione causata dal di fuori, p. es., dai venti australi che sono umidi…. Rispetto invece alla natura nella sua universalità, la femmina non è un essere mancato, ma è espressamente voluto [da Dio] in ordine alla generazione…

(ibid., IIa IIae, q. 26, a. 10):

Parlando formalmente, il padre deve essere amato più della madre. Infatti il padre e la madre

sono amati quali principi della propria origine naturale. Ma il padre è principio in maniera superiore

alla madre: poiché il padre ha funzione di principio attivo, mentre la madre si comporta come principio passivo e materiale.

(ibid., Suppl., q. 49 e q. 64):

il marito, avendo nell’atto matrimoniale la parte più nobile, sente per natura meno vergogna

della moglie a chiedere il debito coniugale.

(Somma contro i gentili, III, 123):

La femmina… ha bisogno del maschio non solo per la generazione, come negli altri animali,

ma anche come suo signore, perché il maschio è più perfetto quanto a intelligenza ed è più forte

quanto a coraggio.

S. Bonaventura da Bagnoregio XIII sec. (Comm. in sec. librum Sententiarum Pietri Lombardi, dist. XVI, art. 2, q. 2 e dist. XIX, a. 1, q. 1):

L’immagine [di Dio] si trova in maniera più eccellente nel sesso maschile che in quello femminile.. L’uomo, poiché è forte e presiede alla donna, rappresenta la parte più elevata della ragione, invece la donna quella inferiore.. E ciò a motivo della virilità da un lato, e della debolezza e fragilità dall’altro.

Giovanni Buridano XV sec. (Quaestiones in decem libros Ethicorum Aristotelis ad Nicomachum):

Il marito ama più della moglie e ama di un amore più nobile, dal momento che il marito sta

alla moglie come il superiore all’inferiore, come il perfetto all’imperfetto, come chi dà a chi riceve,

come il benefattore al beneficiato; il marito infatti dà alla moglie la prole e lei la riceve da lui.

Jean Baptiste Bossuet XVII sec. ( Elevazioni su un mistero):

[La donna è] prodotto di un osso in soprannumero.

Papa Urbano VIII XVII sec. (bolla che sopprime l’ordine femminile di Mary Ward):

Certe donne, prendendo il nome di gesuite, si sono riunite e conducendo vita comune hanno

aperto scuole e hanno nominato delle superiore e una generale, e hanno assunto un abito particolare

senza l’approvazione della Santa Sede… hanno svolto attività per nulla confacenti alla debolezza del loro sesso, alla modestia femminile e alla purezza verginale… attività che uomini molto esperti nella conoscenza delle Sacre Scritture intraprendono con difficoltà e non senza grande cautela.

S. Francesco di Sales XVII sec. (Introduzione alla vita devota, III):

Voi mariti dovete nutrire per le vostre mogli un amore tenero, costante e profondo… E voi, mogli, amate con tenerezza e cordialità i mariti che Dio vi ha dato, ma non dimenticate di mettere nel vostro amore anche rispetto e cortesia; è per questo che Dio li ha creati più vigorosi e risoluti, e ha voluto che la donna dipendesse dall’uomo… [Essa] deve stare sotto la [sua] protezione ed essere guidata dal marito. In tutta la Sacra Scrittura si raccomanda insistentemente questa sottomissione…

Leone XIII XIX sec. (Arcanum divinae):

Il marito è il principe della famiglia e il capo della moglie; la quale, non pertanto, dato che è carne della carne di lui ed osso delle sue ossa, deve essere soggetta ed obbediente al marito, non a guisa di ancella, ma di compagna…

(Rerum novarum):

certe specie di lavoro non si addicono alle donne, fatte da natura per í lavori domestici, í quali

grandemente proteggono l’onestà del sesso debole, e hanno naturale corrispondenza con l’educazione dei figli e il benessere della casa.

Pio X 1910  (Sulla musica sacra):

I cantori hanno in chiesa vero officio liturgico e però le donne, essendo incapaci di tale officio,

non possono essere ammesse a far parte del Coro o della cappella musicale. Se dunque si vogliono

adoperare le voci acute dei soprani e contralti, queste dovranno essere sostenute dai fanciulli, secondo l’uso antichissimo della Chiesa.

Codice di diritto canonico 1917 (canone 813, 2 ):

Il ministrante alla messa [assistente del celebrante] non sia una donna, a meno che manchi un uomo e ci sia giusta causa. La donna comunque per nessuna ragione si avvicini all’altare e dica le risposte da lontano

Pio XI 1930.  (Casti connubii):

Rassodata… col vincolo di questa carità la società domestica, fiorirà in essa necessariamente

quello che è chiamato da S. Agostino «ordine dell’amore». Il quale ordine richiede da una parte la

superiorità del marito sopra la moglie ed i figli, e dall’altra la pronta sottomissione e ubbidienza della moglie…

I già citati maestri di errori che offuscano il candore della fedeltà e della castità coniugale, facilmente scalzano altresì la fedele ed onesta sottomissione della moglie al marito. E… bandiscono superbamente come già fatta o da procurarsi una certa «emancipazione» della donna…la chiamano emancipazione «sociale», «economica», «fisiologica»; fisiologica in quanto vogliono che la donna, a seconda della sua libera volontà, sia o debba essere sciolta dai pesi coniugali, sia di moglie, sia di madre (e che questa, più che emancipazione, debba dirsi nefanda scelleratezza, già abbiamo sufficientemente dichiarato); … emancipazione infine sociale, in quanto si rimuovono dalla moglie la cura domestica sia dei figli come della famiglia, affinché, mettendo questa da parte, possa assecondare il proprio genio e dedicarsi agli affari e agli uffici anche pubblici. Ma neppure questa è vera emancipazione della donna…ma piuttosto è corruzione dell’indole femminile e della dignità materna e perversione di tutta la famiglia, in quanto il marito resta privo della moglie, i figli della madre, la casa e tutta la famiglia della sua sempre vigile custode. …Quell’uguaglianza poi di diritti, che tanto si esagera e si mette innanzi, deve riconoscersi in tutto quello che è proprio della persona e dignità umana…nel resto deve esservi una certa ineguaglianza e proporzione, richieste dal bene stesso della famiglia e dalla doverosa unità e fermezza dell’ordine e della società domestica.

Pio XII 1941 (Discorso agli sposi):

O spose e madri cristiane, mai non vi sorprenda la sete di usurpare lo scettro della famiglia…

Non siate paghe di accettare e quasi di subire questa autorità dello sposo, alla quale Iddio negli ordinamenti della natura e della grazia vi ha sottoposte; voi dovete nella vostra sincera sottomissione amarla. Molte voci vi ripeteranno che voi siete in tutto uguali ai vostri mariti… alle voci serpentine, tentatrici, non siate altrettante Eve… Le condizioni di vita [odierne] tendono a generare un largo pareggiamento delle attività e della donna a quelle dell’uomo, di maniera che gli sposi vengono a trovarsi non di rado in una situazione che quasi si accosta all’eguaglianza. Qual meraviglia che il senso della gerarchia familiare si affievolisce e va perdendosi?…

1945 (Discorsi alle donne dell’Azione cattolica):

…Ogni donna è destinata ad essere madre… A questo fine il Creatore ha ordinato tutto l’essere proprio della donna, il suo organismo, ma anche più il suo spirito e soprattutto la sua squisita sensibilità. Di guisa che la donna veramente tale, non può altrimenti vedere né comprendere a fondo tutti i problemi della vita umana che sotto l’aspetto della famiglia….

Giuseppe Mausbach, teologo del XX sec. (Teologia morale § 20. Uomo e donna):

Per quanto concerne la sua persona e il suo ultimo fine, la donna, dotata di anima immortale, è

uguale e pari all’uomo… Un confronto psicologico dei sessi rivela, in corrispondenza alla diversità fisica dei corpi, differenziazioni profonde e del tutto particolari anche nella vita dello spirito… La vocazione più naturale e più comune della donna è il matrimonio e la maternità… Il Matrimonio è un modello naturale di quello che deve essere la divisione del lavoro dei due sessi… spetta all’uomo, in genere, la posizione direttiva e una grande quantità di doveri, mentre la donna di solito si rende meritevole verso la società per mezzo del lavoro domestico e della sua opera di educazione.

Svolte e giravolte

Giovanni XXIII – 1963  (Pacem in terris):

Nella donna… diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità. Sa di

non poter permettere di essere considerata e trattata come strumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell’ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica…

Concilio Vaticano II 1965 (Costituzione Gaudium et spes):

Le donne rivendicano, là dove ancora non l’hanno raggiunta, la parità con gli uomini, non solo

di diritto, ma anche di fatto…  Ma bisogna anche permettere alla madre, di cui abbisognano specialmente i figli più piccoli, di prendersi cura del proprio focolare pur senza trascurare la legittima promozione sociale della donna.

Catechismo della Chiesa cattolica 1992 (sez II, c.1, par. 6):

L’uomo e la donna sono creati, cioè sono voluti da Dio: in una perfetta uguaglianza per un verso, in quanto persone umane, e, per l’altro verso, nel loro rispettivo essere di maschio e di femmina… L’uomo e la donna sono, con una identica dignità, “a immagine di Dio”…

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Giovanni Paolo II, 1994 (Ordinatio sacerdotalis):

Essa [la Chiesa] sostiene che non è ammissibile ordinare donne al sacerdozio, per ragioni veramente fondamentali. Queste ragioni comprendono: l’esempio, registrato nelle Sacre Scritture, di

Cristo che scelse i suoi Apostoli soltanto tra gli uomini; la pratica costante della Chiesa, che ha imitato Cristo nello scegliere soltanto degli uomini; e il suo vivente magistero, che ha coerentemente stabilito che l’esclusione delle donne dal sacerdozio è in armonia con il piano di Dio per la sua Chiesa…

1995 (Lettera alle donne)

…è possibile accogliere, senza conseguenze svantaggiose per la donna, anche una certa diversità di ruoli, nella misura in cui tale diversità non è frutto di arbitraria imposizione, ma sgorga dalle peculiarità dell’essere maschile e femminile… Se Cristo – con libera e sovrana scelta, ben testimoniata nel Vangelo e nella costante tradizione ecclesiale – ha affidato soltanto agli

uomini il compito di essere «icona» del suo volto di «pastore» e di «sposo» della Chiesa attraverso l’esercizio del sacerdozio ministeriale, ciò nulla toglie al ruolo delle donne…

RISPOSTA della Congregazione della dottrina della fede, presieduta da Ratzinger ,1995:

Domanda: Se la dottrina, secondo la quale la chiesa non ha la facoltà di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne, proposta nella lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis come da tenersi in modo definitivo, sia da considerarsi appartenente al deposito della fede.

Risposta: Affermativa. Questa dottrina esige un assenso definitivo poiché, fondata nella parola di Dio scritta e costantemente conservata e applicata nella tradizione della chiesa fin dall’inizio, è stata proposta infallibilmente dal magistero ordinario e universale.

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In conclusione: come si accorda l’affermazione contenuta nel Catechismo del 1992,  pubblicato e approvato da Giovanni Paolo II, sulla “perfetta eguaglianza” e “identica dignità” fra l’uomo e la donna con le affermazioni in contrario fatte per venti secoli da vescovi, papi e dottori della chiesa? E con l’affermazione dello stesso Giovanni Paolo II, secondo cui il sacerdozio deve  riservato “per fede” ai  maschi celibi che lo hanno sempre esercitato?


(le frasi scelte sono tratte da Il cattolicesimo reale, Odradek edizioni)