Così il Catechismo della Chiesa cattolica del 1992, espone i cosiddetti tre “dogmi mariani”, ossia la verginità, l’immacolata concezione e l’assunzione in cielo di Maria:

Verginità. 496. Fin dalle prime formulazioni della fede, [Cf Denz.- Schönm., 10-64] la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l’aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito “senza seme, per opera dello Spirito Santo” [Concilio Lateranense (649): Denz. -Schönm., 503].

Immacolata Concezione. 491 …”La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale” [Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: Denz. -Schönm., 2803].

Assunzione. 966. “Infine, l’immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima …” [Pio XII con la Munificentissimus Deus, 1 nov. 1950].

Questi dogmi, benché stabiliti in tempi molto lontani fra loro – il primo già con il Credo niceo e con il Concilio Lateranense del 649, gli altri due nel 1854 e nel 1950 – sono tutti e tre molto perentori. Ma sono anche fra i dogmi più contestati, insieme a quello della infallibilità papale.

Maria, madre di molti figli

La teologa Uta Heinemann, per esempio, scrive: “Ora, Maria era una donna sposata e partorì un figlio. Se leggiamo senza pregiudizi i racconti del Nuovo testamento, ella ebbe persino molti figli e figlie. Ma accettare le cose semplicemente, come stanno, significherebbe senz’altro per Maria un tipo di vita piuttosto estraneo al celibato, anzi persino anticelibatario”: pertanto le si riconobbe un figlio solo, Gesù, considerando gli altri dapprima figli di Giuseppe nati da un precedente matrimonio, poi (per presentare anche Giuseppe come “celibe” e “vergine”) “cugini e cugine” di Gesù. “Rimane ancora da aggiungere”, continua la Heinemann, “che nel frattempo la tradizionale dottrina della verginità perpetua di Maria…presso molti cattolici è ormai scossa” e appare un “miracolo incredibile e poco serio”(Eunuchi per il regno dei cieli, Rizzoli 1990).

In seguito la Heinemann abbandonò il cattolicesimo. Ma anche uno scrittore tuttora cattolico come Jacques Duquesne espose idee analoghe in un’intervista a “L’Express” del 2004 tradotta da “Adista” (Oltre la madonna, Maria. Jacques Duquesne smonta i dogmi mariani, n. 66, 2004).

Egli aggiunge inoltre che nell’antichità “si pensava che il corpo della femmina serviva da ricettore al seme del maschio, e null’altro”. Oggi invece si è scoperto il “genoma umano, composto di cromosomi X per la donna e Y per l’uomo, prova che il padre e la madre hanno un ruolo in parti uguali. Se Gesù è vero uomo, come dice il Credo, allora deve possedere i due cromosomi. Perché, se c’è solo il cromosoma X, si tratta di un processo di partenogenesi, che non esiste tra gli uomini”. Ne conclude che per essere vero uomo Cristo deve essere vero figlio di Giuseppe, a meno di non pensarlo vero figlio in senso fisico dello Spirito santo  o di Dio Padre, il che metterebbe in discussione altri dogmi…

La critica degli altri due dogmi mariani

Duquesne contesta anche gli altri due dogmi in quanto mancano di logica e “non hanno la loro fonte nelle Scritture” (che è il motivo per cui anche protestanti e ortodossi li rifiutano).

Così la pensa pure don Franco Barbero (ridotto allo stato laicale per le sue aperture agli omosessuali). In una commento alla lettura della domenica Sul dogma dell’Immacolata concezione apparsa sul sito “Viottoli” l’8 dicembre 2002, scrive: “Siamo di fronte ad un caso limite dello sviluppo dei dogmi, riconoscono in larghissima misura anche i teologi cattolici. Dal silenzio totale della Scrittura e della più antica tradizione si è arrivati, solo nel 1854, alla definizione dogmatica passando attraverso controversie, polemiche, devozioni, fantasie. Siamo di fronte ad una dottrina ecclesiastica che, ovviamente, non appartiene al nucleo della fede cristiana, non avendo alcun solido fondamento nella Scrittura. Si può essere cristiani… e cattolici senza includere questa credenza. Questo oggi è ampiamente riconosciuto anche dentro la chiesa cattolica”. Lo stesso dice per l’Assunzione.

Ma per la Chiesa i dogmi mariani restano

Nel rifiutare i dogmi mariani Barbero si rifà anche al teologo srilankese Tissa Balasuriya. Senonché nel 1997 Balasuriya era stato scomunicato proprio perché si era rifiutato di correggere le sue posizioni sui dogmi mariani e di firmare un “credo” scritto su misura per lui dalla Congregazione per la fede presieduta da Ratzinger.

E’ vero che nel 1998 la scomunica era stata revocata, ma grazie a un compromesso. La Congregazione si accontentò che Balasuriya firmasse, come si era detto disposto fin da principio, il “Credo” di Paolo VI del 1968.  Il quale però (e di conseguenza anche Balasuriya…) ribadisce i tre dogmi in questione [miei i corsivi]:   “Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine… e che… in considerazione dei meriti di suo Figlio, è stata redenta in modo più eminente, preservata da ogni macchia del peccato originale. … la Vergine Santissima, l’Immacolata, al termine della sua vita terrena è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste”.

Né si può dimenticare che tali dogmi, seccamente ribaditi dallo stesso Concilio Vaticano II nella Costituzioe dogmatica Lumen gentium, sono riproposti tal quali nel Compendio del 2005 (96, 98-99, 197).

Una “doppia verità”?

In conclusione pare difficile conciliare l’idea, professata e insegnata da Barbero ai suoi fedeli, secondo cui Maria “ha gustato il piacere della sessualità” e “faceva l’amore con il suo sposo” con l’idea di una Maria sempre vergine, espressa nella liturgia e nel catechismo (che anche i fedeli di Barbero seguono), imposta dal Credo di Paolo VI come sintesi di quanto si deve credere per non essere scomunicati.

E del resto i “dogmi”, infallibilmente proclamati da papi e concili, non sono appunto le “verità di fede” che i cattolici devono credere per dirsi tali?  O vale, gesuiticamente, una “doppia verità”, l’una riservata ai teologi e agli intellettuali che leggono Vito Mancuso su “Repubblica” e l’altra per le masse superstiziose e devote, che vanno ginocchioni fino a Lourdes?

Torno a chiedere: Maria è stata vergine o ha fatto l’amore? E’ stata assunta in cielo o sepolta in terra? E’ la sola a non avere il peccato originale o ce l’ha come gli altri, o meglio non ce l’ha come gli altri (essendo quella del peccato originale un’altra favola, di cui ci occuperemo altra volta)?


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