Le due morti di Giuda
Posted on maggio 15th, 2010 in No Comments »
Per la Chiesa la Bibbia, in quanto “ispirata da Dio”, non sbaglia mai. Affermazione incauta, smentita dalle contraddizioni di cui il “sacro” libro è pieno, come ben documenta il sito www.utopia.it.
Relativamente a Gesù, un florilegio di brani contrastanti fra loro, di bugie e di profezie “fallate” ci offre anche il libro di Mario Trevisan, Povero Cristo, Lulu.com, 2009 (pp. 300, € 15,00) che, come nota Silvio Manzati in una recensione, non vuole tanto essere un “saggio critico sulla figura di Gesù Cristo” quanto la riscoperta delle bugie e delle incoerenze nelle quali era stato cresciuto” l’autore durante la giovinezza: “un’operazione critica su materiali garantiti ai fedeli dalla chiesa cattolica”.
Due racconti della morte di Giuda
Un esempio significativo, fra i molti proposti da Trevisan, sono i due modi contradditori con cui nel Nuovo Testamento si racconta un episodio “cruciale” come la morte di Giuda.
Secondo il Vangelo di Matteo (27/3-10): “Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai Sommi Sacerdoti e agli Anziani dicendo: ‘Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente’. Ma quelli dissero:’Che ci riguarda? Veditela tu!’ Ed egli, gettate le monete d’argento nel Tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi. Ma i Sommi Sacerdoti, raccolto quel denaro, dissero: ‘Non é lecito metterlo nel tesoro, perché é prezzo di sangue’. E, tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu denominato ‘Campo di sangue’ fino al giorno d’oggi.”
Secondo gli Atti degli Apostoli di Luca (1/15-20), invece: “In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli e disse: ‘Fratelli, era necessario che si adempisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, che fece da guida a quelli che arrestarono
Gesù. Egli era stato nel nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda comprò un pezzo di terra con i proventi del suo delitto e poi precipitando in avanti si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le sue viscere. La cosa é divenuta così nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, che
quel terreno é stato chiamato nella loro lingua akeldamà, cioè Campo di sangue”.
Come Ricciotti “aggiusta” le discrepanze
La contraddizione fra i due racconti è evidente. Nel primo Giuda restituisce i soldi del tradimento con cui i sacerdoti comprano il campo di sangue (sangue di Cristo) e poi s’impicca. Nel secondo è Giuda a comprare con i soldi del tradimento un campo, che prenderà nome dal sangue di Giuda, in quanto di lì Giuda precipita a capofitto (incidente?, castigo di dio?).
Di fronte a questa evidente contraddizione Trevisan consulta un testo di Giuseppe Ricciotti, cattolico autorevole, per vedere come affronta la difficoltà. Ed ecco il risultato:
“Qui”, scrive Trevisan, “l’Abate Ricciotti propone una delle sue incredibili interpretazioni, che merita di essere riportata per il divertimento comune: ‘Della fine di Giuda abbiamo una doppia relazione con interessanti divergenze, le quali sono di particolare valore nel confermare l’identità sostanziale del fatto [sic!]. Matteo parla soltanto dell’impiccamento. Luca invece, riportando un discorso di Pietro negli Atti (1/16-19), ha conservato la tradizione secondo cui Giuda divenuto capofitto crepò in mezzo effondendo tutte le sue viscere. Le due relazioni sembrano riferirsi a due momenti diversi dello stesso fatto: dapprima Giuda si impiccò, quindi il ramo dell’albero o la corda a cui egli era appeso si troncò, forse per le scosse convulsive, e allora il suicida precipitò in basso; è legittimo immaginare che l’albero fosse sull’orlo di qualche burrone, cosicché la caduta produsse nel corpo del suicida le conseguenze di cui parla la relazione di Luca’ (Giuseppe Ricciotti: Vita di Gesù Cristo – pag. 706)”.
“Dio, come sono caduto in basso! (Ricciotti, non Giuda)”, ironizza Trevisan e continua: “Ma le interpretazioni di comodo non finiscono mai. Chi comperò il campo del vasaio, i Sacerdoti o Giuda? Secondo l’Abate: ‘Gli Atti sembrano attribuire l’acquisto del campo a Giuda stesso, quasicché egli si fosse ucciso dopo la compera. Si tratta invece di una maniera riflessa e stringata di esprimersi: la compera è attribuita a Giuda, in quanto egli fornì ai Sinedristi il denaro per effettuarla.’ (ibidem pag. 708 – nota). Il testo reale può andare per conto suo, è l’interpretazione ciò che conta, basta un po’ di fantasia e si ritiene per provato ciò che si vuole. Alla faccia della Storia e al rispetto della Scrittura, la quale sarà pure “sacra”, ma è contraddittoria e pertanto va…aggiustata”.
Un “aggiustamento” che viene da lontano
Ma a “imbrogliare” le carte non è solo Ricciotti bensì la Chiesa stessa come si “scopre” se anziché attenersi a una Bibbia in circolazione oggi, cioè posteriore al Vaticano II (Trevisan, ad esempio, usa l’ottima edizione del 1972 che segue l’edizione princeps del 1971), si consulta una Bibbia di quando io ero liceale (ad esempio quella del 1954, Salani editore, annotata dallo stesso Ricciotti).
In quella Bibbia il passo di Luca è riportato così (mio il corsivo): “Egli [Giuda] acquistò si un campo, ma col salario della sua iniquità; e, impiccatosi, crepò per mezzo e si sparsero tutte le sue viscere”.
Resta naturalmente la discrepanza sull’acquisto e sul nome del campo, ma la circostanza della morte è “uniformata” al racconto di Matteo. E tale manipolazione, che legittima almeno in parte la “lettura” di Ricciotti, si trova già nella Vulgata di Girolamo (V secolo), adottata dalla Chiesa come unica versione autorizzata fino al 1970-71 circa, e dove Luca dice di Giuda, “suspensus, crepuit”.
In conclusione fu la Chiesa stessa, “maestra di verità” come si legge nel Catechismo del 1992, prima a “aggiustare” la versione di Luca per assicurarci che Giuda morì impiccato come dice Matteo, poi a smentirla togliendo “impiccatosi” e dandoci la doppia versione.
Così dal “falso” di Ricciotti siamo rimbalzati al falso…di Dio, ingannevole “ispiratore” della doppia e differente morte (incidente o suicidio) di Giuda…
La pezza peggio del buco
E la Chiesa? Come si toglie d’impaccio? La Bibbia di Gerusalemme edita nel 2005, conforme a quella “princeps” del 1971, scrive una nota (p. 2335) non più convincente di quella di Ricciotti già citata da Trevisan: “Questa presentazione della morte di Giuda differisce da quella di Mt 27, 3-10. Non muore per impiccagione… ma per ‘caduta’ (?)… e con spargimento di viscere come molti criminali delle tradizioni popolari. Il sangue del campo non è più quello di Gesù, ma di Giuda. Attraverso queste variazioni nella tradizione popolare, si sottolinea il fatto reale di una morte improvvisa e ignominiosa del traditore, collegata bene o male a un luogo malfamato”, cioè il Campo di sangue.
Perché l’autorevole ispiratore della Bibbia che, essendo onnisciente, sa come sono andate le cose, ce le faccia sapere attraverso tradizioni popolari che si contraddicono fra loro, la nota non spiega così come non spiega perché sia ignominiosa “la morte del traditore”, anche se dovuta a un banale incidente, di quelli che succedono ogni giorno anche a chi non ha preso trenta denari…
E, insomma, se non Dio la Chiesa, che è ugualmente infallibile, vuol dirci come è morto Giuda?


