Ma le streghe esistono?
Posted on dicembre 15th, 2010 in No Comments »
Su questo punto la Chiesa cattolica ha cambiato opinione, anzi “dottrina”, almeno tre volte.
1. Le streghe non esistono. Nei primi secoli cristiani e nell’Alto Medioevo, dato anche il permanere di reminiscenze o di culti pagani, che attribuivano a spiriti, dèi o demoni poteri magici, vi era molta cautela nel riconoscere l’influenza del diavolo nelle vicende umane e ancora meno si accettava l’idea di esseri umani dotati di poteri straordinari.
Il Capitolare sassone del 789 stabiliva: “ Se qualcuno, ingannato dal diavolo, crederà, come è tradizione tra i pagani, che un uomo o una donna sia una striga e che mangi esseri umani, e per tale motivo brucerà la carne di quella persona […] sarà giustiziato”. E secondo il Canon Episcopi, che per alcuni risalirebbe addirittura al Concilio di Ancira del IV secolo ma che con ogni probabilità è del IX-X secolo e confluì più tardi nel Corpus Iuris canonici, Satana può “tentare” gli esseri umani e in particolare “donne depravate”, cui fa credere di avere poteri straordinari, come “cavalcare la notte certune bestie”. Ma dichiara tali cose inganni “che accadono solo nello spirito” e che solo sciocchi e ottusi, stupide donnicciuole, possono credere che “avvengono anche nel corpo”. Della stessa idea era nel XII secolo il vescovo inglese e funzionario della curia papale Jean de Salisbury.
2. Si, le streghe esistono. Senonché, solo cinquant’anni più tardi, Gregorio IX affermò nella bolla Vox in rama (1233), che esistevano “assemblee di reprobi” dedite ad adorare Satana in cui comparivano “una specie di rana” o “rospo”, grande come “la bocca di un forno”, che veniva baciata sull’ano, e “un uomo il cui corpo dai fianchi in su è brillante e luminoso come il sole, mentre nella parte inferiore è ruvido e peloso come quello di un gatto”, mostrando un’attenzione nuova verso magia e stregoneria, fino ad allora ritenute solo colpevoli fantasie. La bolla inaugurò una sorta di cliché che ritroveremo con alcune varianti in testi anche molto diversi, dal trecento al Settecento, e in cui ormai compaiono le streghe che “ballavano et el diabolo sonava. Et ibi el diabolo le brazava ad una ad una”, come si dice in un testo del XVII secolo.
Nel XIII secolo queste materie furono affrontate anche dal grande Tommaso d’Aquino che intorno al 1262, nella Expositio in Jobem dichiarava “necessario ammettere” ciò che il Concilio di Braga aveva escluso, pena la scomunica, cioè i poteri del diavolo sugli eventi naturali e spiegava nella Somma teologica (Ia, q. 51, a. 3 ad 6), come il diavolo possa accoppiarsi con delle donne e generare figli (una spiegazione ripresa due secoli dopo per accusare le streghe di unioni carnali con i demoni).
Nel 1258, intanto, Alessandro IV aveva condannato le pratiche magiche e nel XIII secolo ebbero inizio anche i primi processi contro le streghe e furono accesi i primi roghi: nel 1275 in Francia, nel 1296 in Val d’Adige mentre una settantina d’anni dopo, nel 1326, con la bolla Super illius specula, Giovanni XXII scomunicava quanti “stringono un’alleanza con la morte e stipulano un patto con l’inferno: fanno infatti sacrifici ai diavoli, li adorano… chiedono responsi, li ricevono e per soddisfare i loro malvagi desideri chiedono il loro aiuto e per questo scopo assai turpe prestano una turpe servitù”
Era semmai qualche giureconsulto laico, come Bartolo da Sassoferrato, ad avere delle perplessità circa i poteri delle streghe cui era disposto a credere solo perché lo affermava santa madre Chiesa (“Ho sentito dire, infatti, da alcuni sacri teologi, che queste donne, che vengono chiamate lamie o streghe, possono nuocere anche mortalmente col tatto o con lo sguardo… poiché hanno infette le anime che consacrarono al demonio… Ma riguardo a quest’ultimo punto… mi rimetto alla santa madre Chiesa e ai sacri teologi, poiché io su questo punto per ora non mi pronuncio”).
Ma fu verso la fine del XV secolo che la credenza nelle streghe e la caccia alle stesse fu solennemente ufficializzata dalla bolla Summi desiderantes affectibus di Innocenzo VIII del 1484 e dal Malleus malefica rum (Martello delle streghe) scritto nel 1486-87 da due domenicani cui il papa aveva dato pieni poteri in materia.
Nella bolla Innocenzo VIII affermava esserci “ in alcune regioni della Germania… parecchie persone di ambo i sessi” che “non temono di darsi carnalmente ai diavoli… di far deperire e morire la progenie delle donne e degli animali, le messi della terra, le uve delle vigne e i frutti degli alberi, inoltre uomini, donne, bestiame grande e piccolo e d’ogni sorta; e ancora vigneti, giardini, prati, pascoli, biade, cereali, legumi per mezzo di incantesimi, fatture, scongiuri ed altre esecrabili pratiche magiche, eccessi, crimini e delitti; di affliggere e tormentare gli stessi uomini, donne, bestie da soma, bestiame grande e piccolo e animali con crudeli dolori e tormenti interni ed esterni; di impedire agli uomini di generare, alle donne di concepire, e di rendere impossibile al marito e moglie di compiere il loro coniugale dovere…”.
Nella stessa bolla si autorizza a intervenire come inquisitori “i nostri diletti figli Enrico Insistoris… e Giacomo Sprenger…, domenicani entrambi e professori di teologia” i quali esposero le loro idee sulle streghe e su come combatterle nel Malleus , che potè contare non solo sull’appoggio del papa ma sull’esplicito riconoscimento dell’università di Colonia, la quale nel 1487 ne certificò la “conformità dottrinaria alla verità cattolica”.
Tesi centrale del libro o meglio suo presupposto essenziale, ma anche presupposto della attività dei due domenicani, è “l’esistenza degli stregoni”, tanto che pensare il contrario è eretico ed esige l’intervento dell’Inquisizione. Gli stregoni, secondo i misogini e sessuofobici autori del Malleus, sono soprattutto streghe ed esercitano i loro diabolici poteri soprattutto in quanto attiene alla sfera sessuale. “Il trasferimento da un luogo all’altro è una delle loro azioni più salienti, come il fatto di abbandonarsi alle sporcizie carnali” “Vi sono certe [streghe] che…sono solite divorare e mangiare i bambini della propria specie. Questa è la specie suprema nel compiere le stregonerie: queste sono infatti quelle che procurano altri innumerevoli danni. Infatti esse scatenano grandinate, venti dannosi con fulmini, procurano sterilità negli uomini e negli animali, i bambini che non divorano li offrono ai diavoli… o li uccidono in altro modo” Ecc ecc..
Tre secoli di bolle e stragi. Dalla fine del XV secolo alla metà del Settecento il Malleus e altri manuali consimili, diedero motivazioni, indicazioni e sollecitazioni ai cacciatori di streghe, ai giudici e agli altri persecutori laici ed ecclesiastici.
Soprattutto in quei secoli si consumò una strage di cui è impossibile dire le dimensioni precise e che sporadicamente continuò anche dopo se si pensa che ancora nel 1828 fu trucidata a Cervarolo, paesino della Val Sesia, perché ritenuta una strega, Margherita Guglielmina, detta la “stria Gatina”.
Ma quel che qui più conta è che le persecuzioni e le stragi furono costantemente accompagnate da
bolle papali, a partire dalla Cum acceperimus di Alessandro VI del 1501, in cui si denunciavano i “sortilegi” e le “malie” che “distruggono uomini, bestie e campi”. Adriano VI ripete nella bolla Dudum del 1523, se qualcuno ancora non fosse convinto, che streghe e stregoni (ossia persone che “calpestano la santa croce”, hanno “eletto il diavolo a loro signore” e danneggiano “le bestie e i frutti della terra”), esistono; le associa agli eretici, si affida agli inquisitori per punirle
Alla fine del secolo XVI Sisto V, con la bolla Coeli et terrae (A5) del 1585, che sarà reiterata nel 1631 da Urbano VIII con la bolla Inscrutabilis, estese più precisamente la condanna agli astrologi e “a qualsiasi altro tipo di divinazione” che grazie all’aiuto del diavoloriuscisse a prevedere “casi futuri”, sempre associando questi reati a quelli di eresia, ossia invitando gli inquisitori “a procedere liberamente, reprimere e punire”.
Solo intorno al 1623 parve subentrare nella Chiesa, o almeno in qualche tendenza presente al suo interno e prevalente nel Sant’Ufficio secondo il Romeo, una qualche cautela nell’attribuire il titolo di strega e nell’assegnare le pene, come mostra l’istruzione del Santo Offitio sul Modo di procedere contro le streghe (“Diciamo adunque brevemente, che in procedendosi contro alle Streghe non deve l’Inquisitore venire né a carcerazione, né ad inquisitione, né a Tortura, se prima non è manifesto, e provato giudizialmente il corpo del delitto, cioè il maleficio”). In ogni caso l’esistenza di streghe e malefici, benché da accertare con cura, non è posta in dubbio. E alla fine l’istruzione fa anche riferimento a una bolla di Gregorio XV, la Omnipotentis dei (A5) del 20 marzo 1623, di ben altro tenore, che “fissava la pena capitale per i responsabili di malefici mortali, indipendentemente dalla recidiva e dall’impenitenza, e risolveva d’un colpo dubbi e discussioni” .
3. Ma insomma le streghe esistono o no? In conclusione , per almeno tre secoli, le più risibili e incredibili superstizioni furono coltivate e insegnate – accreditando l’esistenza delle streghe e dei loro mirabolanti poteri e ordinando di torturare le streghe, imprigionarle e ucciderle – da quel papato che, secondo Leone XIII, “deve poter giudicare con la sua autorità quali siano le cose contenute nella parola di Dio, quali dottrine sono ad esse conformi, e quali no… altrimenti non sarebbe più il sicuro interprete della parola di Dio, né guida sicura all’uomo nell’agire”. . (Sapientiae Christianae).
Oggi sembra invece certo che secondo la Chiesa cattolica le streghe non esistono. Ma non lo dice apertis verbis. Non ammette cioè di essersi sbagliata a diffondere tale credenza e ad aver ammazzato decine o centinaia di migliaia di donne come “streghe”, ossia di non essere stata, in questa come in molte altre materie, per molti secoli, né guida sicura per l’uomo né interprete sicuro di Dio.


