A proposito di Sindone
Posted on aprile 15th, 2010 in No Comments »

False reliquie della sacra famiglia (pannolini, spina della corona, palio di S. Giuseppe, velo di Maria) in vendita su ebay
In occasione della “ostensione” della Sindone, attrazione turistico-religiosa che sta richiamando milioni di “pellegrini” a Torino, riporto questo gustoso passo sulle reliquie (fra cui la stessa Sindone) da Karlheinz Deschner, Il gallo cantò ancora: Storia critica della Chiesa, Massari editore, Bolsena (VT)1998.
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“Nel IV secolo il culto delle reliquie era già assai diffuso; si ebbe a che fare con reliquie autentiche, ma ancor più spesso fasulle: talvolta circolavano come sacri resti di martiri denti di talpa, ossi di ratto, e grasso d’orso (Lucius, 191). Un editto imperiale del 386, che proibiva la distribuzione di reliquie, non ebbe alcun seguito….Verso la metà del IV secolo a Gerusalemme vennero trovati la croce di Gesù e i chiodi usati per inchiodarvelo; immediatamente i suoi frammenti si sparsero per il mondo (Cyr., cat, 4, 10; 10, 19), e senza che la croce autentica diminuisse di volume…Il ritrovamento della croce fu tanto più importante in quanto non si possedeva alcunché di Gesù che, come si sa, ascese tutto intero in cielo. Fu solo assai più tardi che la cristianità entrò in possesso di un pezzo di croce bagnato del suo sangue e addirittura fu ritrovato il suo prepuzio (Lucius, 165). A Verona si pretendeva di conservare le reliquie dell’asino delle palme, il cui sterco faceva parte del reliquiario del convento di Gräfrath presso Colonia (1).
I cristiani di Gerusalemme, poi, scoprirono le colonne sulle quali Gesù era stato fustigato (l’identificazione avvenne nel 333!), la roccia presso la quale Giuda aveva tradito il Signore, la palma dalla quale erano stati troncati i rami in occasione del suo ingresso in città, il giavellotto col quale era stato trapassato il suo costato, la spugna e la canna colle quale gli era stato porto da bere, la corona di spine, il sudario funebre, la pietra angolare gettata dai muratori ecc. (Fonti in Lucius, 168; 193). Tutti i pellegrini in visita a Gerusalemme portavano con sé un po’ della terra toccata da ultimo dal Signore prima dell’ascensione in cielo, e ciononostante erano sempre visibili le sue divine impronte sul terreno! (ibid., 168; 193).
Il Papa Gregorio I (590-604) inviò ad alcuni monarchi dei crocifissi con frammenti della croce di Gesù, e anche con capelli di Giovanni Battista (ce ne dovevano essere in abbondanza, dal momento che aveva lasciato due teste!). Lo stesso papa (detto il Grande) mandò chiavi da appendere contro i malefici, costruite con anelli delle catene di S. Pietro (Theiner, I, 215 sg. Trede, 206).
Ma le reliquie non bastavano mai, perciò venivano considerate tali anche le cose toccate dai santi, come abiti, strumenti di tortura, bare e il terriccio sul quale avevano riposato le loro ossa (Cfr. il martirio di S. Pappo, 209) usato come medicina esterna o ingoiato, come si faceva anche con l’acqua usata per pulire i loro sepolcri (Lucius, 298 sg.; 303 sg.). Anche con simili reliquie i miracoli si susseguivano ai miracoli, come ci racconta nientemeno che Agostino…
Alla fine, poi, furono fatte artificialmente, ponendo in contatto oggetti qualsiasi coi rimasugli dei martiri e ottenendone reliquie con tutti i crismi…Papa Leone Magno, come sottolinea Papa Gregorio Magno, avrebbe una volta inciso un panno con un rasoio allo scopo di convincere della forza miracolosa anche delle reliquie artificiali: ebbene, dal taglio sarebbe scorso del sangue! (ibid., 195).
Le reliquie cristiane sono infinite e straordinariamente bizzarre. Nel Medioevo, ad esempio, a Gaming, in Austria meridionale, si veneravano fra le altre cose gli oggetti seguenti, esposti pubblicamente nella festa delle reliquie del 5 novembre e indicati uno per uno: un pezzo della pietra sulla quale fu partorito il Signore; parti della greppia e dei pannolini di Gesù; briciole superstiti del pasto dei cinquemila; resti della cena del signore e del bacolo rovente di Aronne; un dente di Sant’Andrea; un dente di San Simone; brani dello stendardo di S. Giorgio, irrorati del sangue del drago da lui infilzato; un pezzetto del cranio di S. Cristoforo; un po’ del sangue dei bambini innocenti uccisi da Erode; un lacerto del braccio di S. Lazzaro; alcuni capelli di Maria Maddalena ecc. (Pfliegler, 194 segg.)….
Nella Chiesa del castello di Wittemberg erano custodite – soprattutto grazie all’iniziativa del principe Federico III detto il Saggio (protettore di Lutero) – 5005 pezzi di reliquie. Fra l’altro vi si trovavano:
“Due denti di Sant’Elisabetta…Delle ossa di S. Lazzaro frammenti 12; d’un alluce di S. Lazzaro pezzi 1. un intero membro di S. Lazzaro. Delle pelli dei bimbi innocenti 2 grandi brandelli. Delle ossa di S. Paolo 1 pezzo…Il pollice intero della mano destra di Sant’Anna…Della paglia sulla quale fu deposto il signore appena nato 1 particella…Della pietra dove poggiò il Signore e pianse su Gerusalemme 1 pezzo…Del pane celeste piovuto ai figli d’Israele nel deserto 1 pezzo…Del pane di cui Cristo mangiò nell’ultima cena con gli apostoli 1 particella…Del cespuglio che Mosé vide bruciare e che non fu consumato 1 particola. D’un corporale spruzzato col sangue di Cristo 1 brandello…Della corda con la quale Gesù fu legato 1 pezzo… Otto spine intere della corona del Signore Gesù” (ibid., 233 sgg.).
Fra le reliquie oggi più note e venerate si trovano più di quaranta sudari del sepolcro di Cristo. Il più autentico, che, a quanto pare, si trova a Torino (la Chiesa lo ha posto finalmente a disposizione per analisi scientifiche, e non solo in fotografia), risale certamente al XIV secolo (2). E non vanno trascurate le sacre tuniche di Cristo, delle quali quella di Treviri è la più celebre, ma è solo una delle venti a disposizione. La sua venerazione era stata definita un “atto pagano” in una lettera al vescovo del curato cattolico Johannes Ronge (in seguito scomunicato nel 1844); ma nel 1843 dal papa Gregorio XVI venne riconosciuta come autentica, fra le altre, la sacra tunica di Argenteuil, presso Parigi (Bertholet, 407). A Roma viene ancora conservata la scala per la quale Gesù ascese al palazzo di Pilato (3)
(1) Pfister, Der Reliquienkult, I, 326. Menzel, 248, n. 3.
(2) Binzler, 11 sgg. Cfr. soprattutto pag. 36, n. 22. inoltre la recensione del libro di W. Bulst, Das Grabtuch von Turin, di W. Schneemelcher, in “Theol. Literaturzeitung”, 2.,1956, 105 sgg.).
(3) Trovata secondo la tradizione da Elena, madre dell’imperatore Costantino, si conserva presso la Scala santa, vicino alla Basilica di S. Giovanni del Laterano [nota mia]

