Cose turche. Vittorio Messori e i preti pedofili
Posted on giugno 13th, 2010 in No Comments »
Riporto l’articolo di Maria Turchetto apparso nella sua rubrica “Cose turche” de “Il vernacoliere” di aprile 2010. Dal numero di maggio è tratta invece la vignetta.
Ah, i quotidiani “indipendenti”! Sulle questoni strettamente politiche (in pratica: guerre, elezioni e televisioni) li trovi spesso schierati, addirittura faziosi. C’è poco da fare: ordini di scuderia. Su questioni un po’ più generiche, invece, adottano una formula scrupolosamente cerchiobottista. Arriva sui mercati la patata transgenica? Notizia, un articolo pro e uno contro gli OGM. E’ in discussione la legge sulle cure palliative? Notizia, un articolo pro e uno contro l’uso dei derivati dell’oppio. Scoppia lo scandalo dei preti pedofili? Notizia, un articolo pro e uno contro…
Sì, avete capito bene: anche un articolo pro preti pedofili. La formula cerchiobottista lo esige e i quotidiani indipendenti si attengono alla consegna. Sono preparati, hanno uno staff di professionisti della penna, gente che gli dai un qualsiasi temino e te lo svolge nei tempi e col numero di caratteri richiesti, senza se e senza ma. E se proprio i professionisti “normali” non ce la fanno – ammettiamolo, per difendere i preti pedofili ci vuole un pelo sullo stomaco davvero fuori dell’ordinario – ricorrono a quelli “super”: i fuoriclasse, gli acrobati delle cause insostenibili, i virtuosi dell’argomentazione paralogica.
Vittorio Messori è uno dei fuoriclasse sul libro paga del “Corriere della Sera”. La sua specialità è il paranormale – è capace di sostenere l’autenticità delle guarigioni di Lourdes e delle apparizioni della Madonna di Medjugorie senza farsi ridere addosso. Per questa sua indiscutibile abilità gli commissionano la difesa della Chiesa Cattolica Romana su qualsiasi fronte. E così questa volta gli è toccato l’articolo pro preti pedofili, da collocare a destra di quello contro, affidato a Alberto Melloni, sotto la notizia, curata da Danilo Taino – il tutto sul “Corriere” dell’11 marzo 2010, p. 19.
Compito davvero arduo, povero Messori. Tanto che nemmeno lui, il fuoriclasse, ce l’ha fatta fino in fondo. Gli argomenti addotti risultano pretestuosi, il discorso confuso, gli esempi poco credibili. Messori salta di palo in frasca, si contraddice, finisce fuori tema. Ma vediamo in dettaglio.
L’incipit è a dir poco grottesco: colpa del sessantotto! del sessantotto che ha predicato «libertà di sesso per chiunque e con chiunque!». E poi di seguito – senza nemmeno andare a capo: i difensori dei bambini già nati non difendono abbastanza i bambini non nati! Non voglio nemmeno commentare questo inizio decisamente sgangherato, chiuderò un occhio, abbozzerò addirittura una giustificazione: Messori doveva pur caricarsi per svolgere un tema così difficile. E lui per caricarsi pensa al sessantotto, da cui è rimasto traumatizzato da piccino; pensa alle femministe, alle donnacce che prendono la pillola, magari la pillola del giorno dopo, magari la famigerata RU486 e chissà dove andremo a finire, altro che stupratori di bambini… Eccolo che si arrabbia, gli va il sangue alla testa, sragiona: è pronto, ora può sostenere qualsiasi cosa. Detto tra noi, Messori: d’accordo, ognuno ha i suoi bravi metodi di riscaldamento, ma – dia retta – la prossima volta cestini i due primi capoversi.
Nei capoversi successivi, in effetti, Messori un pochino si ripiglia e segue un’argomentazione più coerente: quella che dà il titolo al pezzo, Il vaticano sembra il solo a fare notizia. Perché prendersela solo con i preti cattolici? chiede ai lettori. Forse che non ci sono pedofili al di fuori della Chiesa Apostolica Romana? Ci sono ambienti laici in cui il vizietto addirittura prospera, osserva. Lui ne ha conosciuto qualcuno, ne parla ai lettori scusandosi di prendere spunto dall’esperienza personale: i collegi per soli maschi in cui fece domanda come assistente dopo l’università, i manicomi «in procinto di chiusura per la legge Basaglia» che visitò come inviato di un quotidiano, le «navi di ogni bandiera che solcano i mari» dove i piccoli mozzi…
I piccoli mozzi, Messori? Dove l’ha incontrato il capitano di mare che le ha raccontato questa storia? Aveva una gamba d’osso di balena? Sedeva sulla cassa del morto con una bottiglia di rum? Si aggiorni: temo siano altri, oggi, i problemi dei lavoratori marittimi. Quanto ai collegi per soli maschi, dove ha scovato quelli laici in cui ha fatto domanda? In Italia sono tutti in mano agli ordini religiosi – oppure ai militari. E quanto ai manicomi: certo, erano luoghi di prepotenze, violenze e soprusi – non certo solo a danno dei minori. Violenze denunciate appunto da Basaglia e da Psichiatria Democratica, tanto che sono stati chiusi. Non mi risulta invece che siano stati chiusi i cori di voci bianche oggi al centro delle denunce a Berlino, a Magonza e a Ratisbona, né gli oratori, i convitti, le comunità gestite da cattolici dove innumerevoli altri scandali sono scoppiati. Risulta invece – ne parla Danilo Taino nell’articolo deputato a “dare la notizia” prima dei commenti – una disdicevole copertura dei fatti e dei colpevoli da parte delle gerarchie vaticane. Lo stesso Joseph Ratzinger, quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, «in una lettera solenne a tutti i vescovi, indicò che i casi di abusi sessuali erano da considerarsi secretum pontificium, cioè questione interna alla Chiesa».
Ma non voglio eludere la domanda di fondo posta da Messori: perché solo il Vaticano fa notizia? «Chi si sdegna per le malefatte di un prete, più che per quelle di chiunque altro, è perché lo lega a un ideale eccelso che è stato tradito», dice Messori. Certo, c’è anche questo: il mestiere di infermieri e marinai non consiste nel fare la morale, l’ipocrisia di chi predica bene e razzola malissimo indubbiamente colpisce, “fa scandalo”.
Ma c’è dell’altro, Messori. Senz’altro esistono – oltre ai preti pedofili – infermieri pedofili, marinai pedofili, suppongo anche dentisti pedofili, idraulici pedofili, notai pedofili, farmacisti pedofili e – perché no? – rabbini pedofili, muftì pedofili… Com’è allora che la pedofilia non viene associata all’ordine dei notai o a quello dei farmacisti – viene invece associata, nel sentire comune, al clero cattolico? Pregiudizi? Calunniose campagne “laiciste”? Temo, Messori, che contino anche i numeri, le statistiche. Voglio dire, farmacisti pedofili e muftì pedofili si possono probabilmente paragonare, quanto a frequenza statistica nelle rispettive categorie, alla classica mela marcia nel cesto. Mentre alla Chiesa cattolica, di mele, glien’è marcito mezzo magazzino! Tanto che perfino gli alti prelati cominciano a chiedersi se non ci sia qualcosa che non va nel modo in cui quelle mele vengono coltivate e conservate. Conservarli celibi a tutti i costi, per esempio… ha provato a dire il cardinale Schönborn, arcivescovo di Vienna. Ma lo hanno zittito subito. Il prete «vive un’intima relazione con Dio», hanno detto (“Corriere della Sera” del 12 marzo 2010, p. 24, articolo di M. Antonietta Calabrò) – e tanto gli basti.
… Ehi, Dio: dicono che sei onniscente e onnipotente – ma fossi in te mi guarderei le spalle.

