Don Verzè, aspirante papa
Posted on settembre 18th, 2010 in 2 Comments »
Da “cronache laiche” dell’8 settembre segnalo l’articolo di Nicoletta Rocca sul prete tuttaltro che raccomandabile Don Verzè: prete, imprenditore ma soprattutto riformista.
Dopo aver spaziato in insoliti campi fra la sanità e l’istruzione, entrambi rigorosamente nell’ottica di una casta e privatissima imprenditoria, don Verzè si misura finalmente con un territorio propriamente pastorale.
Lo fa illustrandoci in un articolo di prossima uscita sulla rivista Kos del San Raffaele, di cui il Corriere della Sera ci ha regalato esilaranti frammenti, il suo punto di vista su come dovrebbe essere un papa.
Non si tratta di un trattato sull’ontologia della figura e l’essenza intima del ruolo, né di un insieme di regole protocollari che descrivono il galateo curiale. Si tratta invece di un vero e proprio sogno a occhi aperti, che probabilmente Freud avrebbe chiamato delirio di onnipotenza o qualcosa di simile. La moderna visione del regime più medioevale che la storia ricordi – uscito pressoché illeso dalla epidemia progressista innescata dalla Rivoluzione Francese oltre duecento anni fa – propugnata dal prete più amato fra i politici dell’amore, è un vero e proprio piano di riforma basato sui concetti tipici di quel populismo tanto in voga fra i nostri governanti, che prevedono bagni di folla degni di star del rock pronte a stringere democraticamente le mani degli innumerevoli fan accorsi a osannarle nell’atto di concedersi “scendendo non da sacri palazzi ma da un appartamento, come un buon parroco”.
Dunque niente balconi o regali stanze sovrastate dal Cupolone, purché si tratti di piani alti che implichino comunque un moto discendente, che comporti – come il lapsus svela piuttosto chiaramente – uno spostamento dall’alto (seppure di un modesto appartamento) verso il basso del vulgus acclamante.
Ma questa è solo una sottigliezza formale: la ventata di vera democratizzazione auspicata da don Verzè sta nell’idea tutta “politica” delle libere elezioni, secondo la quale il papa sarebbe eletto dai vescovi e “i vescovi, poi, li farei eleggere dal popolo cristiano”. Progetto culminante nella aspirazione dal sapore vagamente egalitaristico, di “eliminare tutte le disparità dal sapore feudalesco”, stavolta con un chiaro riferimento alle cariche cardinalizie.
Se l’entrata in scena se non di Marx almeno dei socialisti utopisti nella rivoluzione vaticana prospettata dall’ineffabile Don non vi ha sconvolto più di tanto, allora aspettate il passo successivo, quando cioè sono i Rolling Stones in persona a fare ingresso a palazzo: i vescovi potranno sposarsi, l’uso della pillola come anticoncezionale non sarà più un problema (il profilattico evidentemente non è considerato sufficientemente cool per un vero rocker), mentre le “paonazze sottane” lasceranno il posto a “professionisti laici e sposati” di modo che – in un certo senso – fare il prete diventi un lavoro come un altro.
Se fosse papa don Verzè non farebbe “visite lampo con costose comparse oceaniche” ma visiterebbe a lungo tutti i continenti e si fermerebbe molto in Africa “perché è da lì che partirà la salvezza di tutto il mondo”. E immaginandosi in Africa Papa Verzè si farebbe attorniare non da cardinali o dignitari, bensì “da truppe di medici, infermieri e volontari”. In questo quadretto il nostro indefesso riformista arriva a immaginare persino la propria mise da laico salvatore del mondo: “in pantaloncini, in testa un Borsalino, sempre sul cuore un gran crocifisso ma non d’oro”.
La conclusione è una constatazione non proprio edificante rivolta all’attuale reggenza: “Il Vaticano io l’ho frequentato per un periodo. Puzza di sodoma e di arroganza”.
Sembra proprio, insomma, che ci sia un nuovo candidato al soglio pontificio. In fondo papa Ratzinger non dovrebbe aversene troppo a male: non è stato lui stesso a dire che il posto fisso non è tutto nella vita?


2 Responses
Pienamente d’accordo con don Verzè.
Se non fosse che dette dal compare di Berlusconi, quello che disinvoltamente lo “assolve” e lo propone a modello per gli italiani, anche le sue migliori parole suonano poco credibili…