Dalla agenzia cattolica-critica “Adista” n. 23 del 26 marzo riporto questa recensione dell’ultimo libro del teologo dissidente Hans Küng

«Nel mio libro descrivo la realtà della Chiesa cattolica in tutte le sue ambivalenze»; è «una sorta di manuale per la riforma della Chiesa con una storia della sua malattia». Così, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (11/3), il teologo Hans Küng parla del suo ultimo libro, Si può ancora salvare la Chiesa?, in uscita in questi giorni. Oggi, spiega, la Chiesa si muove più spesso come una «dittatura spirituale» che seguendo le indicazioni di collegialità ispirate dal Concilio Vaticano II: «Decide tutto un solo uomo, se la contraccezione è lecita, se decine di migliaia di sacerdoti possono sposarsi, se milioni di cristiani sono in grado di celebrare insieme l’eucaristia o no. Così la Chiesa rischia e non possiamo permetterlo». Un rischio che si può scongiurare, prosegue poco oltre, «solo quando riuscirà a superare il sistema medioevale romano. Non è facile, ma alcuni lo hanno fatto. Nel frattempo la media dei fedeli cattolici si è spostata dalla parte dei riformatori».

Innegabile, secondo il teologo, il processo regressivo delle gerarchie cattoliche sotto i pontificati di Wojtyla e Ratzinger, «due rappresentanti della restaurazione preconciliare, che hanno la responsabilità maggiore per la situazione attuale della Chiesa». Una denuncia che non lascia molto spazio alle interpretazioni, soprattutto quando Küng attacca Benedetto XVI, un papa a suo parere incapace di leggere i tempi – come dimostrerebbe la “riabilitazione” dei lefebvriani e la revoca della scomunica al negazionista Richard Williamson – e «circondato da collaboratori incapaci, che non hanno la minima percezione di quello che accade fuori dal Vaticano». E così, aggiunge Küng, «Roma continua ad esercitare repressione ed inquisizione verso vescovi, preti, teologi e suore». Un giudizio perentorio pronunciato con la libertà di chi non ha nulla da perdere: «Nessun interesse personale, né posizione di potere nella gerarchia. L’unico criterio, per me decisivo, è seguire quello che farebbe Gesù». Al contrario, il papa si trova nella condizione di dover «salvare la tradizione» che, ribadisce il teologo, per Ratzinger è «solo una forma medioevale».

Ma il dito di Küng è puntato contro Ratzinger anche per le gravi responsabilità nella sistematica opera di copertura dei preti pedofili: quando, in qualità di arcivescovo di Monaco di Baviera, aveva messo a tacere diversi casi segnalati e quando nel 2001, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (Cdf), inviò una lettera – «che ancora non ha ritirato» – ai vescovi del mondo imponendo la segnalazione dei casi di abuso alla Cdf e vincolandoli al secretum pontificium.

«Il mio rimprovero – conclude – è che oggi abbiamo dimenticato Gesù ed il suo messaggio. Sono così rivoluzionario, se auspico la scelta del Vangelo invece che il diritto ecclesiale del Medioevo?». «Decisivo sarà sempre il riferimento a Gesù Cristo. Una Chiesa che non prende sul serio il suo messaggio non può chiamarsi cristiana».

«Non ho mai detto che la Chiesa cattolica debba diventare protestante», chiarisce il teologo quando gli si contesta di voler colpire i vertici vaticani. «Ma la Chiesa cattolica è affetta da troppa autorità, disciplina, obbedienza, da una mancanza di libertà e creatività. Le Chiese protestanti, tuttavia, hanno troppa poca coesione e mancano di un senso di lealtà e comunità. Per questo, in linea di principio, riconosco il ruolo di Pietro». In ogni caso, conclude, «se Ratzinger volesse fare ancora qualcosa di buono per la Chiesa potrebbe allargare il corpo elettorale e formarlo in modo più rappresentativo rispetto alla comunità ecclesiale». (giampaolo petrucci)



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