Johan Frisò, un pittore belga trapiantato a Brescia, ha recentemente esposto a Verona (una delle città più leghiste d’Italia) un’opera dal titolo  «E la storia si ripete». «Sotto il titolo», scrive il Corriere della sera del 7 ottobre, «una fotografia su alluminio alta un metro e mezzo con tre immagini: quella di un raduno nazista, quella di un raduno fascista, quella di un raduno leghista. In realtà la medesima rappresentazione, usata tre volte, un’assise con fior fiore di saluto romano collettivo. Alle pareti la prima volta svastiche, la seconda aquile di mussoliniana memoria, la terza il sole delle alpi. Rigorosamente in verde».

Un movimento di eversione e di governo

Avendo pubblicato a gennaio presso gli Editori Riuniti, insieme a Gianluca Paciucci, un libro sulla Lega Nord intitolato in modo inequivocabile Svastica verde, mi trovo ovviamente d’accordo con l’immagine del leghismo suggerita dal pittore belga. La Lega non è, come troppo spesso si dice, un partito democratico un po’ folcloristico e rozzo, ma un movimento eversivo, razzista, con forti pulsioni totalitarie (1).

Un’argomentata conferma  di questa tesi viene anche dal saggio di  Luigi Pandolfi, Lega Nord. Un paradosso italiano in 5 punti e mezzo,  uscito a marzo per Laruffa Editore. Questo agile pamphlet fornisce, insieme ad analisi puntuali, ampi stralci di documenti a volte poco noti della Lega e di movimenti dell’estrema destra europea, con i quali essa tradisce inquietanti affinità.

Il saggio fa emergere, capitolo dopo capitolo, le molte contraddizioni della Lega Nord e la «doppia identità» di un partito al tempo stesso «eversivo» e «integrato»: un partito che è contro gli immigrati ma ha bisogno di loro; un partito separatista ma che giura sull’Italia una e indivisibile; un partito che si proclama “diverso” dagli altri ma è «integrato… nei meccanismi autoriproduttivi del sistema che dice di voler combattere».  E, soprattutto, un partito accomunato nell’ideologia, nei programmi e nelle pratiche ai movimenti xenofobi,  razzisti, neo-nazi diffusi in Europa – un partito che condivide col Fronte nazionale di Le Pen e coi razzisti fiamminghi l’idea di integrazione come assimilazione; col partito neonazista tedesco NPD  la “difesa” dell’identità europea contro l’Islam; con il partito di estrema destra ungherese Jobbik l’idea del braccio militare (la Guardia padana) da affiancare al partito. Ma che, diversamente da loro, anziché essere bandito e relegato all’opposizione occupa, con tre ministri, una posizione preminente nel governo del paese.

Una minaccia per la democrazia

Questo peso della Lega nella vita politica italiana va anche addebitato, come sottolinea il Pandolfi nell’introduzione, alla sottovalutazione della sua capacità di corrodere i «principali valori fondanti della nostra democrazia». E ciò, come ho avuto modo di scrivere altre volte, chiama in causa le pesanti responsabilità delle altre forze politiche: non solo di una destra berlusconiana che tutto ha concesso alla Lega pur di averne in cambio l’appoggio per salvare il Caimano dalla galera, ma anche di quei partiti democratici o di sinistra che hanno perseguito illusorie strategie di dialogo con la Lega, dandole spazio fino a rincorrerla sul terreno del razzismo e delle politiche securitarie, alla disperata ricerca di consensi, anziché denunciarla e combatterla.

Si tratta di quei partiti che ancora oggi, dopo aver dichiarato che la Lega «non è razzista» (Bersani), e mentre essa attraversa gravi difficoltà, sono disponibili a dare sponda  ai cosiddetti ”maroniani”, ritenuti l’ala “moderata” e “antiberlusconiana” mentre sono solo i leghisti più scaltri e conseguenti, non meno anzi più razzisti e totalitari degli altri, preoccupati di trainare il Carroccio nel dopo-Berlusconi salvando il potere e le poltrone acquisite, a tutto danno della nostra democrazia.

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(1) Una piccola ma significativa conferma del clima da “regime” che si respira nei comuni governati dalla Lega l’ho avuto il 12 ottobre scorso quando sono andato a presentare Svastica verde ad  Adro, celebre per le politiche razziste del sindaco Lancini e per la sua iniziativa di marchiare la scuola pubblica col Sole delle Alpi. La presentazione si è fatta nella piazza del mercato perché una delibera dettata da chiari intenti dissuasivi ha fissato a 1.000 euro l’affitto della sala consiliare, unica disponibile. Alle 21 è stata tolta l’illuminazione per cui il dibattito è continuato al buio, con solo una quindicina di adrensi presenti sugli oltre cento partecipanti (venuti per lo più dai dintorni), con le luci spente anche nelle case intorno e due camionette della polizia a garantire l’ordine… Pareva, qualcuno ha detto,  di essere a Fontamara di Silone, o nei paesini del sud anni Trenta, stretti fra carabinieri e mafia…


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