Marco Politi/La crociata tarocca dei duci leghisti
Posted on aprile 7th, 2010 in No Comments »
(“il fatto”, 3 aprile – ripreso dal blog “Porto di mare”)
Pasqua di ipocrisia. Guardiamoli bene in faccia questi leader leghisti. Con calma. Come una photo-gallery di stelle del cinema. Quando esclamano “Io sono per la vita”, con accento trevigiano o varesotto o col timbro della provincia profonda, il pensiero corre ai piaceri della vita, al pranzo gustoso, al bicchiere di vino, ai piaceri dell’amplesso, al gusto di una scappatella, al profumo dei soldi sottratti al fisco, al villaggio-vacanze. Tutto regolare. Milioni di italiani si ritrovano nel tepore dello stile di vita così ben descritto dal regista Pietro Germi nel suo indimenticabile Signore e Signori. È l’edonismo delle piccole cose, nascosto o esibito (è questione di gusti) nei villini di provincia o negli appartamenti delle grandi città. Dove imperano i sexy-shop, ma si insorge (o si finge) se la Corte europea vuole togliere i crocifissi dalle scuole . Per anni il leghismo non si è mai impicciato delle faccende private dei suoi adepti. Come qualsiasi italiano medio i leghisti si sposano e divorziano. Convivono. Fanno sesso prima del matrimonio e (dopo) magari anche fuori. Sono gay o eterosessuali. Le donne consumano la pillola e in caso di necessità abortiscono. Non c’è mai stato un programma etico della Lega. Le parole d’ordine erano quelli della piccola patria, del localismo, della diffidenza verso l’Europa, del fastidio (e dell’aggressività) verso lo straniero. Niente che avesse a che fare con la vita privata.
Il nascere, il (con)vivere, il morire è sistematicamente rimasto fuori dal discorso del federalismo. Perciò suona falsa l’improvvisa fiammata integralista. Perciò è ipocrita la crociata contro la pillola abortiva. L’ultimo dei problemi in un’Italia dove le aziende vogliono ripartire, le famiglie uscire dalla tenaglia dello stipendio che non basta, i giovani trovare un lavoro e i meno giovani mantenerlo. Crociata da saltimbanchi, perché già Cota si sta rendendo conto che nel civile Piemonte non si può far finta che una legge dello Stato non esista (“La mia posizione non è mai contro la legge”, se ne esce adesso). E se anche Zaia ribadisce la sua contrarietà totale alla Ru486 e si ammanta del vessillo pontificio “Interpreto appieno le parole del Papa”, al dunque tutti sanno che il gioco è sporco e non trova nessuna giustificazione nella vita degli elettori leghisti o non. Una spiegazione, tuttavia, c’è e risiede nella pratica ducistica della Lega come del Pdl. Nel caso di Berlusconi è più propriamente padronale. Lega e Popolo della libertà non sono partiti in cui si discute, si vota, si sceglie a maggioranza una linea, si elegge il segretario o il presidente in una competizione. Lui (si chiami Bossi o Berlusconi) decide tutto. E può cambiare tutto. E ricambiare, se vuole. Accade così che senza discussione Berlusconi si inventi il decreto Eluana, pur sapendo che il suo elettorato è totalmente diviso sul tema. Accade così che senza spiegazioni Bossi traghetti la Lega dal folklore celtico e dalle polemiche con i vescovoni ad un cristianismo identitario, islamofobo, ultra-tradizionalista considerandolo il collante per un fruttuoso modus vivendi con le gerarchie vaticane. Dalla notte al giorno Bossi ha garantito al Vaticano uno sbarramento totale ad ogni ipotesi di Testamento biologico, di normativa sulle coppie di fatto, allineandosi alla posizione che nega alla donna di decidere se ricoverarsi o meno, quando assume la Ru486. Veto, quest’ultimo, di grossolana ipocrisia. Perché al nord le donne benestanti, leghiste o no, se troveranno troppi ostacoli, se ne andranno in Svizzera a comprare la pillola abortiva. Le sfortunate subiranno i ricatti della burocrazia imposta dai neogovernatori. Le immigrate ricorreranno alla somministrazione clandestina.
Panorama sconfortante. Dove fa impressione vedere prelati, che non sanno nulla del corpo di una donna, che non conoscono il tumulto di una mestruazione, che ignorano lo sconvolgimento di una gravidanza, che sono estranei all’angoscia di un aborto, intenti a decidere cosa è meglio per una donna. A Bossi non interessa. C’è da credere che nelle regioni verde-leghista fluiranno anche sostanziosi finanziamenti alle scuole private cattoliche, come i vertici ecclesiastici? Incuranti della Costituzione e del cospicuo 8 per mille già percepito esigono con impazienza. Certo, nel suo disegno di alleanza con il Vaticano Bossi è più coerente di Berlusconi, il cui Giornale di famiglia montando al massimo un’intervista sui casi di pedofilia getta ombre pesanti sull’arcivescovado di Milano, mentre poi di corsa il Cavaliere deve pungolare il suo ministro di Giustizia a rimediare alla toppa con irrituali ispettori, mandati a verificare il testo di una libero colloquio di un magistrato. La realtà, ancora una volta, è totalmente estranea alle crociate religioso-ideologiche. Mentre la segreteria di Stato vaticana si aggrappa all’intesa con la Lega perché gli italiani siano piegati dalla prepotenza del potere politico di centrodestra a seguire comandamenti, che liberamente non condividono, sulla Civiltà cattolica si discute seriamente della ridotta influenza del fattore religioso e dell’autorità della Chiesa nelle società occidentali contemporanee. Studiosi autorevoli, citati dalla rivista dei gesuiti, spiegano che (dopo la secolarizzazione) è in corso una decristianizzazione, che incide sulle coscienze intime e i comportamenti personali e ha fatto sì che, nelle società moderne, ingenti masse di uomini si siano disaffezionate da qualsiasi fede religiosa, pratica sacramentale e frequenza di ambienti ecclesiali?. Non è la fine della fede né del ruolo della Chiesa né del bisogno di trascendenza. Ma rende violentemente anacronistico il tentativo di usare le istituzioni per forzare in Italia milioni di uomini e donne a ubbidire a dettami ecclesiastici.

