Segnalo come una risposta equilibrata e chiara  all’arroganza dei cattolici pro-vita, l’articolo di Francesco Piccolo, Ma il racconto laico non è “contro”, apparso su “l’Unità” del 29 novembre

Tutti hanno detto agli autori di “Vieni via con me” (di cui faccio parte), con molta facilità: cosa vi costa dare voce a un punto di vista in più – esibendo con questa affermazione una presunta e più ampia laicità. La questione però è mal posta, ed è mal posta in modo tendenzioso. La questione non è quella di ospitare un punto di vista in più; ma che, facendolo, accetteremmo la tesi che abbiamo parlato contro qualcuno. La domanda quindi dovrebbe essere non: perché non date la parola a un punto di vista in più? Ma: avete parlato contro qualcuno?

Quello che i movimenti pro-vita, e molti cattolici poco generosi non capiscono, è che non abbiamo parlato contro nessuno per un motivo semplice: noi siamo totalmente d’accordo con le loro tesi. Abbiamo già accettato le loro ragioni, a priori.
Sono loro a non ammettere le ragioni degli altri. Un laico vero ritiene che bisogna accettare tutt’e due le possibilità di scelta davanti a una tragedia umana così incomprensibile per chi la vive, figuriamoci per chi non la vive. Un cattolico invece ritiene che ci sia solo una possibilità, e l’altra è sacrilega. In uno stato laico, però, dovrebbe prevalere il pensiero laico – che, ripeto, comprende quello cattolico. Se prevale il pensiero cattolico – che non comprende quello laico – c’è qualcosa che non va. E questo va raccontato. E a questo racconto non si può affiancare un altro che si definisce opposto, perché nel racconto laico sono già compresi tutti e due i punti di vista; quindi un racconto opposto non c’è.


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