Berlusconi ha preso da tempo il magistero della Chiesa cattolica come faro della propria linea sociale”. E’ la tesi impudente sostenuta nel suo ultimo libro dal pidiellino Mario Mantovano, con il consenso del vescovo di Terni, Vincenzo Paglia. Ce lo racconta in “Cronache laiche” del 25 ottobre l’articolo di Cecilia M. Calamani Due ‘papi’ e un’anima.

Mentre i cittadini italiani attendono il recapito postale dell’opuscolo “Due anni di governo” che illustra tutti i provvedimenti del Berlusconi IV, la propaganda governativa non si ferma e, anzi, tende una mano amica al suo più influente alleato.  Il 20 ottobre, a Roma, è stato presentato il libro del senatore Pdl Mario Mantovani, “Carità, Verità e Buongoverno. Il magistero di Benedetto XVI e l’azione del governo Berlusconi”, editore Cantagalli. Sono intervenuti il ministro per i Beni culturali Sandro Bondi (curatore della prefazione), l’onorevole Paola Binetti (l’ex teodem del Pd ora approdata all’ Udc), e monsignor Vincenzo Paglia, vescovo di Terni.

Come spiega lo stesso Mantovani nelle pagine del libro, «Esiste un filo rosso che lega l’insegnamento sociale di Benedetto XVI, trasmesso ai cristiani di tutto il mondo attraverso l’enciclica Caritas in Veritate, e l’azione del governo Berlusconi. Non si tratta di casualità ma di una scelta consapevole del presidente del Consiglio e dell’intero governo, una scelta che deriva dall’intima condivisione da parte della classe dirigente del Popolo della Libertà dei valori propri della fede cristiana e dalla convinzione che la Chiesa, “esperta in Umanità”,  indichi oggi all’uomo moderno e dunque anche ai governi la giusta strada da seguire. Dal lavoro alle politiche sociali, dall’istruzione alla fiscalità, sono moltissimi i provvedimenti e gli atti con i quali l’esecutivo ha di fatto ricalcato quanto detto e ripetuto dal Santo Padre ad una società spesso distratta e smarrita e, per questo, molto spesso incapace di ascoltare e accettare consigli. In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo ci si aspetterebbe da un papa un messaggio se non contrapposto almeno stringente nell’indicare una via. Invece no, il Santo Padre, con la Caritas in veritate rilancia l’umanesimo cristiano e lo mette in relazione con il sapere scientifico ed economico. […] Il Popolo della Libertà, a partire dal suo leader e dagli uomini di governo, è sollecitato a migliorare e a correggersi sulla base degli insegnamenti del Santo Padre. Ma non può essere taciuto – a costo di subire critiche e accuse di strumentalizzazione – che il governo Berlusconi, come è possibile constatare concretamente nelle pagine successive, ha preso da tempo il magistero della Chiesa cattolica come faro della propria linea sociale».

Più di un anno è passato dal caso Boffo, che mise seriamente a rischio la tenuta dell’accordo tra i due ‘papi’; qualche mese da quando Famiglia cristiana ha osato mettersi di traverso nella loro alleanza politica; pochi giorni dalla bestemmia presidenziale – subito giustificata dall’ineffabile Fisichella – e ancor meno da quando la Chiesa, con l’istituzione del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, si è – almeno ufficialmente – lanciata in politica. Ed ecco che, con perfetto sincronismo, arriva un tomo di prestigio a spiegarci come il governo Berlusconi abbia assunto il magistero della Chiesa come «faro della propria linea sociale».

Come dare torto a Mantovani? Dalle questioni etiche (testamento biologico, pillola abortiva, procreazione assistita) ai diritti civili (coppie di fatto etero/omosessuali) passando per l’istruzione (smantellamento della scuola pubblica a favore di quella paritaria – ossia cattolica),  il senatore dice il vero. Certo, resterebbero fuori le misure inumane per contrastare l’immigrazione e l’intolleranza xenofoba della Lega, il lavoro e la dignità dei lavoratori, una fiscalità che premia i ricchi e penalizza chi già non arriva alla fine del mese, ma insomma si tratta di quisquilie che riguardano poveracci o immigrati, nulla di rilevante. Forse erano ‘categorie protette’ nei Vangeli, ma sono passati duemila anni, è giusto che la Chiesa riveda le proprie linee sociali. Se poi ciò le permette di rinnovare i suoi privilegi, perché non accettare, anche obtorto collo, di seguire il carro dei vincitori? Perché non vendere «per un piatto di lenticchie», come scriveva don Farinella ai tempi dello scandalo escort-politica-imprenditoria, i propri ferrei principi morali? Restano sempre le donne sul cui corpo legiferare, gli omosessuali da condannare al fuoco eterno,  i malati di Aids sui quali convogliare la vendetta della «giustizia immanente». Insomma, a conti fatti l’accordo – sigillato ora da questo nuovo lancio editoriale – conviene a entrambi.

D’altronde, come ha ricordato Bondi alla presentazione del libro, «Mai nessun governo della Repubblica ha fatto così tanto per la Chiesa e in sintonia culturale con essa come il governo Berlusconi». Nel condividere alla lettera le parole del ministro, ricordiamo quelle, un po’ più datate, dello stesso Silvio Berlusconi: «Voi dovete diventare dei missionari, anzi degli apostoli, vi spiegherò il Vangelo di Forza Italia, il Vangelo secondo Silvio». (Il Messaggero, 4 aprile 1995).

Negli anni si deve essere reso conto che la Chiesa lo offre bello e pronto, il Vangelo, dunque perché perdere tempo a scriverne un altro? Basta solo convincere il collega d’Oltretevere – e i suoi affiliati – a condividerne l’interpretazione. Lo scopo, per l’appunto, del lavoro di Mario Mantovani.

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