
Dopo che Berlusconi ci ha portato sull’orlo della bancarotta è arrivato Monti, con una manovra fatta di «sacrifici per i poveri, pochi per i ricchi, esenzioni per il Vaticano» (Angelo Cannatà, Il fatto, 8 dicembre).
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La nomina del ciellino Angelo Scola, attuale patriarca di Venezia, ad arcivescovo di Milano, ha suscitato le prevedibili proteste degli ambienti cattolici progressisti, abitualmente critici verso le scelte di Benedetto XVI.
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Fin dalla partenza, e poi per tutto il viaggio in Croazia, Benedetto XVI ha ripetuto come un disco rotto uno dei suoi mantra preferiti, quello sulla sacralità della “vera” famigli in opposizione alle diaboliche coppie di fatto. Ciò ha relegato in secondo piano il fatto che, nella cattedrale di Zagabria, sia andato a pregare sulla tomba del cardinale Stepinac, beatificato di recente da Giovanni Paolo II.
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La decisione di beatificare in fretta e furia il “Santo dubito”, come lo hanno ribattezzato autorevoli ambienti del dissenso cattolico, ha portato allo scoperto le fibrillazioni che attraversano la comunità dei fedeli, o molti di loro, di fronte a una Chiesa autocelebrativa e per niente autocritica.
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Con l’avvicinarsi del dibattito in parlamento sul testamento biologico, anche il papa scende in campagna elettorale violando col favore di una classe dirigente genuflessa i più elementari principi del pluralismo. Lo ha denunciato, alla vigilia della comparsata televisiva di Benedetto XVI del 22 aprile ultimo scorso, un comunicato dell’Associazione Per Eluana, che riporto facendovi seguire il comunicato del Coordinamento Laico Nazionale all’indomani dello spot papale in TV.
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Nel messaggio consegnato dal segretario di stato Bertone a Napolitano il 17 marzo 2011, Benedetto XVI scrive che, pur senza negare (bontà sua…), il ruolo di «tradizioni di pensiero diverse, alcune marcate da venature giurisdizionaliste o laiciste, non si può sottacere l’apporto di pensiero – e talora di azione – dei cattolici alla formazione dello stato unitario».
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Per manifestare la sua “difesa della vita” di marca vaticana, il governo “cattolico” (lo stesso che manda a morte i profughi respingendoli in mare, sgombera i rom, precarizza il lavoro, pratica la corruzione, dispensa cariche pubbliche più o meno rilevanti a seconda del pezzo di sé che ognuno/a vende al primo ministro) ha proclamato Giornata degli Stati Vegetativi il 9 febbraio, anniversario della morte di Eliana Englaro, “la cui vita”, come dice Eugenia Rocella sapendo di mentire, “è stata interrotta per decisione della magistratura” (1).
In realtà ad Eliana la magistratura ha soltanto riconosciuto quel diritto ad autodeterminarsi che il centro-destra, su imput del Vaticano (2), si propone di negare a tutti con un testamento biologico che impone l’alimentazione e l’idratazione forzate anche a chi le rifiuta.
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Di indecente, in questo paese, non ci sono solo i noti comportamenti del Caimano, ma anche quelli dei suoi ministri, perpetuamente inginocchiati e pronti a ripetere pappagallescamente quanto dice il papa, spianando così la strada all’arrogante invadenza clericale.
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Il 4 novembre, nel IV Centenario della canonizzazione di Carlo Borromeo, che fu arcivescovo di Milano dal 1565 al 1584, papa Ratzinger ha indirizzato all’attuale arcivescovo Dionigi Tettamanzi un messaggio per celebrare le virtù “eroiche” del suo illustre predecessore.
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Sommerso dalla sua stessa immondizia – fra un lodo Alfano per sfuggire alla galera e una telefonata in questura per far uscire la “nipote” di Mubarak – il Caimano pare in serie difficoltà. E la Chiesa, secondo il solito, cerca di trarre il massimo vantaggio dalla situazione, alzando il prezzo del proprio sostegno al regime in crisi o a chi si propone di rimpiazzarlo.
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