Voto di scambio

Posted on febbraio 14th, 2010 in | No Comments »

Il 9 febbraio, nel primo anniversario della morte di Eluana Englaro, Berlusconi si è rammaricato di non averla “salvata”, cioè di non aver saputo fare in tempo una legge per prolungare la sua non-vita con l’alimentazione forzata (1). Detto da uno cui non importa niente della vita di tanti migranti respinti in mare dalle sue leggi razziali o di tanti lavoratori disoccupati per colpa della sua politica economica, conferma solo una monumentale ipocrisia.

I termini del patto…

In realtà, con la cinica sceneggiata sulla tomba di Eluana, il capo del governo ha inteso lanciare un segnale al Vaticano, rassicurarlo sulla sua volontà di far approvare il testamento biologico richiesto dalla Chiesa, che impone idratazione e alimentazione forzata anche a chi le rifiuta.

Per lo stesso motivo, cioè per compiacere il Vaticano,  il governo Berlusconi rifiuta di riconoscere le coppie di fatto omo ed etero o di votare una legge contro l’omofobia, difende l’imposizione del crocifisso in tutti i luoghi pubblici, ostacola la diffusione della Ru486, favorisce le scuole private e gli insegnanti di religione, nominati dai vescovi a spese dello stato.

Né si tratta, come si vorrebbe far credere, di scelte dettate dal rispetto di supposti valori cristiani. Si tratta del pizzo pagato per garantirsi, specie all’avvicinarsi delle elezioni, il silenzio assolutorio del Vaticano (e quindi il suo appoggio) di fronte a quelli che molti credenti ritengono “peccati” gravi di questo governo: le leggi razziali, lo sfruttamento e la precarizzazione del lavoro, le leggi ad personas per salvare evasori e corruttori, a partire da Berlusconi; infine l’indecente spettacolo di un premier che esalta la famiglia cristiana fra un divorzio e l’altro, incontra vescovi di giorno e escort di notte, sceglie ministri e parlamentari in base ai “favori” illeciti, di varia natura, con cui lo contraccambiano.

Questo, in conclusione, il patto: la Chiesa s’impegna a tacere, o a fare solo predicozzi innocui, quando vede violati i diritti e la vita di lavoratori e migranti, la legalità e la pubblica decenza. Il governo le garantisce in cambio privilegi e promuove la religione cattolica – specie in fatto di morale famigliare, aborto, o fine-vita – come morale pubblica, imposta per legge a tutti i cittadini, credenti e no.

… e chi ne fa le spese

Da tale patto entrambi i contraenti ricavano benefici, a spese dei cittadini. Per conservarlo sono quindi disposti a ogni bassezza, come ha dimostrato l’estate scorsa il caso di Boffo, direttore del giornale dei vescovi “Avvenire”. Boffo ha dovuto dimettersi perché colpito da una volgare campagna diffamatoria de “il Giornale” di Berlusconi ma anche perché scaricato dal Vaticano. La sua colpa? Aver criticato, benché molto cautamente e sotto la pressione di molti lettori cattolici, la politica razzista e le maialate del premier, dando fastidio a costui ma anche al Vaticano, intenzionato a non compromettere per astratte ragioni “morali” i buoni rapporti col governo “amico” (2).

Va aggiunto che, per quanto riguarda la Chiesa, questo comportamento non è tipico di un singolo papa, ma è una costante del papato e del cattolicesimo. Da sempre la Chiesa si presenta come la “religione dell’amore”, predicando solidarietà e accoglienza, ma si guarda bene dal trarne le conseguenze e da togliere il suo interessato sostegno a potenti che non sono né solidali né accoglienti, come i vari Bossi e Berlusconi di turno. Da sempre la Chiesa pretende in cambio che i potenti le assicurino un regime privilegiato e le permettano di regolare la vita e la morte di tutti i cittadini.

Per questo la conquista di un’effettiva laicità dello stato e di diritti civili ormai acquisiti in quasi tutta Europa non sarà possibile in Italia finché il distacco dalla Chiesa, che nei fatti si è consumato in molti settori della società, non diventerà rifiuto consapevole.

NOTE
(1) Sulla vicenda vedi La politica e il caso Englaro e gli articoli collegati nel blog  “noiseFromAmerika”, scritto da un gruppo di economisti italiani che insegnano negli USA. Vedi anche, nell’archivio di questo blog, Padrone della vita e della morte è Dio… cioè la Chiesa.
(2) Paolo Farinella, prete scomodo, ricostruisce su “Micromega-online” ne Il caso Boffo e l’etica dell’immoralità, tutta la storia fino alle accuse, per smentire le quali è dovuto intervenire in questi giorni il papa stesso, secondo cui è stato il Vaticano a fornire al “Giornale” le veline usate contro Boffo. Vedi anche Il patto di Viterbo, nell’archivio di questo blog.

Voto di scambio

Posted on febbraio 14th, 2010 in Cattolicesimo | No Comments »

Il 9 febbraio, nel primo anniversario della morte di Eluana Englaro, Berlusconi si è rammaricato di non averla “salvata”, cioè di non aver saputo fare in tempo una legge per prolungare la sua non-vita con l’alimentazione forzata (1). Detto da uno cui non importa niente della vita di tanti migranti respinti in mare dalle sue leggi razziali o di tanti lavoratori disoccupati per colpa della sua politica economica, conferma solo una monumentale ipocrisia.

(continua)

Il silenzio dei cattolici “buoni”

Posted on febbraio 14th, 2010 in | No Comments »

Si è denunciato spesso  in questo blog come i cattolici cosiddetti “progressisti”,  che magari si spendono per le cause degli ultimi, dei migranti, della pace, siano particolarmente silenziosi di fronte alle violazioni dei diritti compiuti ogni giorno dalla Chiesa di cui fanno parte, al suo disprezzo per la laicità delle istituzioni, al fondamentalismo teocratico immanente non in un’epoca della sua storia ma nell’istituzione come tale.
Fa perciò piacere ritrovare anche tali concetti, insieme ad altri, nel lucido intervento di Enzo Mazzi, Per uno sciopero della liturgia, apparso su “il manifesto” di venerdì 12 febbraio 2010 e che qui si riporta..

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Grida la propria ininfluenza in campo ecclesiale il silenzio del cattolicesimo progressista sugli attuali scandali vaticani. Vescovi, teologi, preti e laici del cosiddetto «disagio» (guai a parlar di dissenso) sono muti e immobili. Nessuno che invochi o convochi un qualche incontro sinodale per socializzare, per trovare un varco di speranza. Ognuno è chiuso nel suo sgomento e s’affida ai sussurri. Si parla di alta teologia come è successo a Firenze sabato scorso nell’incontro Il vangelo ci libera e non la legge, dimenticando il Vangelo annunciato lì a due passi dalla Comunità delle Piagge e da don Alessandro Santoro colpiti dalla legge canonica.
Qui ci vorrebbe uno sciopero generale della liturgia e della pastorale. Fermarsi tutti e discutere dell’assetto istituzionale ecclesiastico che dimostra di non reggere più di fronte alle sfide della secolarizzazione. La monarchia assoluta, questo è il papato, residuo medioevale di una teocrazia radicale e fondamentalista, non è più in grado di tenere di fronte ai nuovi poteri che s’impongo con una forza che annulla le «armi» di infallibilità, scomunica e giudizio divino con le quali finora il papa imponeva il suo potere. Scienza, danaro, informazione, democrazia hanno consentito al potere ecclesiastico di sopravvivere delegando al papa e ai preti la realtà considerata residuale dell’etica e dei valori. Faceva comodo la sponda papale. Ma era evidente che piano piano questa delega veniva erosa e svuotata. L’arroccamento sulla difesa della vita dal suo concepimento alla morte non regge più di fronte a una scienza che sposta e assottiglia continuamente il confine fra la morte e la vita. L’anima immortale, il peccato originale, l’inferno, il paradiso, l’onnipotenza di dio, l’indissolubilità del matrimonio, l’alterità sacrale del sacerdozio e i mille fondamenti dell’etica cattolica sono dogmi ormai svuotati.
È la prima volta che un papa si difende con gli strumenti della democrazia: il comunicato stampa. Non poteva farne a meno. Ma così ha mostrato al mondo la sua debolezza. Perché il comunicato si presta a interpretazioni capaci perfino di ribaltarne il significato e di affermare e confermare ciò che il papa nega. Il comunicato consente di scavare a fondo e già si annunciano altri scandali che sembrano investire addirittura la persona del papa (cf. E. Carnevali su Adista 12 settembre 2009). La curia vaticana e le curie vescovili sono da sempre covi si vipere. Finora la blindatura era quasi totale. La cosa nuova è che per i moderni poteri dell’informazione non ci sono più segreti sacri e non esistono ostacoli canonici.
Non che la modernità sia tutta rose e fiori, anzi. I nuovi poteri hanno aspetti positivi ma hanno in sé anche una potenza distruttiva pari a quelli antichi. Oggi attraverso una martellante insinuazione e propaganda masmediatica passa una cultura omologata ed omologante secondo la quale non è la disobbedienza civile, umana, religiosa a offrire spazi creativi per far crescere la coscienza collettiva ed operare per la fraternità e la giustizia ma è unicamente il piegare il capo che può limitare i conflitti e preservare una permanenza negli spazi del sacro e del potere.
«L’obbedienza non è più una virtù» fu per noi e per molti, persone e movimenti, una conquista pagata a caro prezzo. Poi venne l’omologazione. Ma questi orridi scandali vaticani, questa debolezza del potere ecclesiastico, queste immense contraddizioni che si aprono impongono di ripartire da quella scelta che fu sconsideratamente chiamata «dissenso» e che invece era e forse è ancora coerenza evangelica di una fede che finalmente si libera dalla religione di chiesa.

Italia chiama Europa

Posted on febbraio 9th, 2010 in | No Comments »

Il 2 febbraio scorso 128 associazioni italiane di differente orientamento (laiche, atee, agnostiche, cristiane, fra le quali le Consulte per la laicità delle istituzioni, l’UAAR,, gruppi evangelici, comunità cattoliche di base, associazioni per la libertà di pensiero ecc.) hanno indirizzato al Consiglio d’Europa e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, una lettera sul tema  del crocifisso, già ampiamente trattato in questo blog (vedi nell’archivio Via crucis I, Via crucis II, Via crucis III).
La lettera di seguito riportata colloca la crociata pro-crocifisso nel suo reale contesto che non è quello, sbandierato, di  una supposta difesa delle tradizioni “nazionali” o  di valori “universali” , ma quello della pretesa  teocratica, manifestata dalla Chiesa in numerose altre occasioni, e  assecondata da politici genuflessi, d’imporre la religione cattolica a tutti, credenti o no, violando principi di laicità generalmente rispettati in Europa ma che spesso non riuscamo a far rispettare in Italia.

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Egregi Signori, Gentili Signore,

Vi scriviamo, come associazioni e come cittadini italiani ed europei per fare sentire chiaramente la nostra voce al resto dell’Europa.

Lo scorso 3 Novembre la Corte Europea dei Diritti Umani, sezione seconda, ha preso una importante decisione nel caso Lautsi c. Italia, tutelando non solo i diritti della Sig.ra Lautsi e dei suoi figli ma anche quelli di milioni di cittadini italiani ed europei.

La questione in discussione era l’imposizione per gli studenti di frequentare le lezioni in classi in cui domina il Crocifisso, un simbolo religioso. Una pratica che viola l’art. 9 della Convenzione europea per la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e l’art. 2 del Primo Protocollo Addizionale.

Il dibattito che ne è seguito in Italia è stato aggressivo e violento contro non-credenti, i non cattolici, i cattolici non allineati e, ultimo ma non per importanza, contro i giudici della Corte Europea dei Diritti Umani.

Individualmente ed a nome delle migliaia di membri delle nostre associazioni vogliamo ringraziare la Corte e scusarci per il comportamento insultante di alcuni membri del Governo italiano dai quali sentiamo il dovere di dissociarci.

Il nostro Stato soffre sempre più l’influenza politica delle gerarchie della Chiesa cattolica. Benché il numero di quanti seguono le direttive delle gerarchie sia in costante diminuzione, queste chiedono sempre maggiori privilegi e insistono per imporre le proprie visioni ai non cattolici ed ai non credenti. Inoltre la maggior parte dei leaders politici sono proni nell’accettare tali richieste senza riguardo per i diritti e le libertà, le vite e le storie personali, il credo e le scelte di milioni di donne e uomini. Questo accade regolarmente, ad esempio, per quanto riguarda i simboli religiosi, l’insegnamento religioso nelle scuole, la protezione giuridica per le coppie dello stesso sesso, la libertà di matrimonio, la libertà di divorzio, la procreazione medicalmente assistita, le direttive anticipate di trattamento e le volontà di fine vita, il finanziamento delle attività religiose della Chiesa cattolica.

Alcuni di noi sono credenti e tutti noi rispettiamo i credenti, ma non possiamo accettare che una religione, neppure la più influente, sia imposta a tutti e tutte.

Il principio di libertà religiosa e di laicità è racchiuso nella stessa Costituzione italiana, è parte della nostra storia come cittadini italiani e come cittadini europei. Faremo del nostro meglio per tenere i nostri passi sulla via della libertà, della democrazia dell’eguale dignità sociale per tutti e tutte, con l’aiuto di tutti i cittadini europei.

Sinceramente vostri

Coordinamento Nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni; UAAR – Unione degli atei agnostici e razionalisti; Consulta Romana per la Laicità delle Istituzioni;  Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni;  Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni; Consulta della Provincia di Pesaro ed Urbino per la Laicità delle Istituzioni; Consulta Triestina per la Laicità delle Istituzioni; Consulta Napoletana per la Laicità delle Istituzioni; Fondazione Critica Liberale; Tavola Valdese; Associazione nazionale del libero pensiero Giordano Bruno; Libera Uscita Associazione Nazionale; Associazione “XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)”; FNISM – Federazione Nazionale degli Insegnanti; Comitato Insegnati Evangelici Italiani (CIEI); CIDI Nazionale – Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti; Italialaica;  Democrazia Laica; Società Laica e Plurale; Associazione “per la Scuola della Repubblica”;  Federazione Giovanile Evangelica Italiana (FGEI);  Associazione Radicale Certi Diritti;  Associazione Famiglie Arcobaleno;  WILPF Italia (Women’s International League for Peace and Freedom);  Comitato nazionale Scuola e Costituzione;  Coordinamento Genitori Democratici;  AMI Associazione Mazziniana Italiana;  Exit Italia;  Comitato Torinese per la Laicità della Scuola;  CRIDES- Centro Romano di Iniziativa per la Difesa dei Diritti nella Scuola;  Circolo Vegetariano VV.TT.;  Associazione Viottoli – Comunità cristiana di base di Pinerolo;  Centro evangelico di cultura «Arturo Pascal», Torino – Jean-Jacques Peyronel;  Circolo Liberalsocialista Carlo Rosselli di Torino;  Associazione Culturale “La Meridiana”, Rivoli;  Associazione Radicale Adelaide Aglietta, Torino;  Associaziona Radicale Satyagraha, Torino;  Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati, Roma;  Associazione Iran Libero e Democratico, Torino;  Centro di Documentazione, Ricerca e Studi sulla Cultura Laica “Piero Calamandrei”, Torino-Onlus – Palmira Naydenova;  Arcigay, Napoli;  Associazione “Radicali Napoli – Ernesto Rossi”;  Cantiere per il bene comune, Napoli;  Cellula Coscioni di Napoli;  Comitato Piero Gobetti, Napoli;  Exit Italia, sez. Napoli;  Libera Uscita, Napoli;  UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Circolo di Napoli;  UDI, Napoli;  Giovani Federalisti Europei, Torino;  Associazione Alternativa libertaria, Fano, Pesaro;  Associazione Omnibus, Fano;  Arcigay Agorà, comitato provinciale, Pesaro;  Centro sociale autogestito Oltrefrontiera, Pesaro;  Cgil Nuovi Diritti, Pesaro;  Circolo A. Labriola, Fano;  Circolo L. Polverari, Fano;  Circolo S. Allende, Fano;  Associazione La scala segreta, Fano;  Centro Donna, Urbino;  Movimento Radicalsocialista, Fano – Pesaro;  ANPI Provincia di Pesaro ed Urbino;  Associazione ZED, Torino;  Gruppo di Studi Ebraici, Torino;  Agedo (Ass. Genitori e Amici di Omosessuali), Milano;  ANPI, sezione zona 1; C.I.G. Arcigay Milano;  Arcilesbica, circolo Zami, Milano; Centro Culturale Protestante, Milano; Associazione radicale Certi Diritti, Milano; Circolo Carlo Rosselli, Milano;  Circolo La Riforma, Milano; Circolo Giordano Bruno, Milano; Ass. Culturale Marxista, Milano; Associazione radicale Enzo Tortora, Milano;  Giuristi Democratici;, Milano;  Keshet, vita e cultura ebraica, Milano; ICEI (Istituto di Cooperazione Economica Internazionale), Milano; Ass. La Conta, Milano; Ass. La Rosa Bianca, Milano;  Le Sarte di Corso Magenta, Milano; Libera Università delle Donne, Milano; Saveria Antiochia, Milano;  Omicron, Milano; UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) circolo di Milano;  AICS – Associazione Italiana Cultura e Sport, Comitato Provinciale di Torino;  Arcigay Torino;  Altera, Torino;  ARCI Nuova Associazione Torino;  Associazione Amici della Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni;  Associazione Ippocrate, Torino;  Associazione Luca Coscioni Cellula di Torino;  AssoNatura, Cortazzone (AT);  Associazione Silvio Pilocane, Torino;  Associazione Socialdemocratica Giuseppe Saragat, Torino;  CUB Scuola, Torino;  Associazione Il Muretto, Torino;  CEMEA Piemonte;  Centro Evangelico di Cultura Lodovico e Paolo Paschetto, Torino;  Coordinamento TorinoPride GLBT;  FNISM– Federazione Nazionale degli Insegnanti, sez. Roma;  Famiglie Arcobaleno, Torino;  Circolo Ettore Valli, Torino;  Associazione “XXXI ottobre per una scuola laica e pluralista (promossa dagli evangelici italiani)”, sez. Torino;  UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Circolo di Torino;  Exit Italia, sez. Torino;  UISP Torino – Unione Italia Sport per Tutti;  COOGEN – Coordinamento Genitori Nidi, Materne, Elementari, Medie, Torino;  Casa delle donne di Torino;  Associazione Oltre il razzismo, Torino;  Unione Culturale Franco Antonicelli, Torino;  AMI Associazione Mazziniana Italiana, sez. Torino;  Il girasole, Torino;  Lambda, Torino;  Associazione nazionale del libero pensiero Giordano Bruno, sez. Torino;  FNISM– Federazione Nazionale degli Insegnanti, sez. Torino;  Centro Yoga Shanti Marga;  Circolo di cultura GLBT Maurice, Torino;  LIDH Italia – Ligue Interregionale de droit de l’homme, Torino;  Sotto la Mole, Torino;  Fondazione ReligionsFree Bancale Onlus, Civitavecchia (RM); Libera Uscita, Torino.

Segnalazioni&citazioni

Posted on febbraio 8th, 2010 in | No Comments »

- Il papa riscrive la storia d’Italia

- La Chiesa, la politica, Berlusconi

- Biagioni/Paciucci. In ricordo di Enzo Mazzi

- La vicenda di Enzo Mazzi in un ricordo di “Adista”

- Donne prete? Mai!

- Va in onda la Madonna

- Presentazione “cattolicesimo reale”

- In ricordo di Giorgio Girardet

- Medioevo vaticano

- L’uomo delle “Provvidenze”. La Chiesa guarda a Tremonti?

- La bomba del papa

- Il catechismo berlusconizzato

- Santo? Sempre più Dubito. Un dossier

- I crimini del papa

- “Santo? Dubito”. Una lettura critica del pontificato di Giovanni Paolo II

- La Chiesa, Gesù e le donne secondo Moingt

- Le “Giornate della laicità”. Intervista a Margherita Hack

Le declinazioni “gentili” della laicità

- La dittatura del papa

- Quale “difesa della vita”? Quando alla Chiesa piaceva il nucleare

- La religione del non

- La Costituzione rovesciata

- Doppio cinismo

- In ricordo di Giordano Bruno

- Un’intervista sulla Sindone

- Deluso dal papa

- Santo subito?

- Ratzinger, la fede e il sesso

- Benedetto preservativo

- Una risposta laica ai pro-vita

- Ricordando Adriana Zarri

- Una papa… al bacio

- Signor Ratzinger, io non l’aspetto

- Vangelo a quattro mani

- Le due cupole

- Don Verzè, aspirante papa

- La Bibbia secondo Gelmini

- I papi di Renzetti

- Monsignor Negri, i martiri e i talebani

- Vangelo batte posto fisso

- Messe nere sulla Riviera

- Il Vaticano nuoce gravemente alla salute

- Chiesa e mafia

- “Noi siamo Chiesa” e i pesci in barile

- Laicità e crocifisso

- In ricordo di un cattolico diverso

- Chiesa e pedofilia, i peccati di Annozero

- Cose turche. Vittorio Messori e i preti pedofili

- Un vero falso: la Sindone

- Dibattiti su Ipazia, scienziata alessandrina

- Il Filosofo e l’Assurdo che chiama lo zigote bebé

- A proposito di Sindone

- Kung-Barbero/A proposito di papi

- Il nodo è la morale sessuale

- Marco Politi/La crociata tarocca dei duci leghisti

- Enzo Mazzi/Quando la Chiesa crocifigge tutte le donne

- I vescovi e le elezioni. Cattolici (pochi) contro

- Come Ratzinger e Bertone hanno coperto gli abusi

- Due articoli e un documento sulla pedofilia nel clero

- Come il PD ci mette in croce

- Sant’Antonio.  Soddisfatti o rimborsati?

- Il silenzio dei cattolici “buoni”

- Italia chiama Europa

Opporsi al Vaticano non è un optional

Posted on gennaio 26th, 2010 in | No Comments »

Su “Liberazione” del 10 giugno il segretario di RC Paolo Ferrero afferma che oggi compito prioritario è costruire una “opposizione forte” non soltanto a Berlusconi, ma al governo, alla Confindustria “e – quando serve – al Vaticano”. Col che lascia intendere che al Vaticano “non sempre” serve opporsi. Evidente allusione alle prese di posizione di Bagnasco e del Vaticano su respingimenti e precariato, che hanno avuto l’apprezzamento del segretario di Rifondazione.
Ferrero sembra insomma far parte di quei laici “spiazzati dalla Chiesa bifronte” di cui parlava Giorgio Galli sul “manifesto” del 5 giugno: laici disposti a criticare la Chiesa quando si ingerisce “in difesa della vita” ma pronti a elogiarla quando lo fa “in difesa degli ultimi” senza vedere, scriveva Galli, che è la Chiesa in tutti e due i casi a dettare l’agenda politica, in barba alla laicità dello stato, e che c’è inoltre un’enorme differenza fra la logica “assistenzialista” che muove la Chiesa a “soccorrere i bisognosi” e quella che guida o dovrebbe guidare la sinistra a organizzare le lotte.
A queste giuste notazioni ne va poi aggiunta un’altra e cioè che la Chiesa usa due pesi e due misure a seconda che parli di aiuto ai lavoratori e soccorso ai migranti; o di sondino, obiezione di coscienza per l’aborto e opposizione alle coppie di fatto. La Chiesa “ordina” allo Stato di fare certe leggi e ai parlamentari cattolici di votare in un certo modo in materia familiar-sessuale, mentre in tema di lavoratori o di migranti non solo si muove in un’ottica assistenzialistica ma si limita a innocue “esortazioni” salvafaccia senza alcun valore prescrittivo, che lasciano il tempo che trovano.
Motivi tutti per cui l’opposizione al Vaticano non è un optional né v’è occasione in cui “non serva” o per denunciare la costante violazione della laicità dello stato; o per smascherare la logica assistenzialistica e conservatrice del suo “soccorso” ai bisognosi; o per mettere in luce la insidiosa ipocrisia con cui, da duemila anni, la gerarchia serve e appoggia il potere in vista di averne privilegi [anche quando la “imbarazza” e la costringe a manifestare “disagio” come in questi giorni con Berlusconi], mentre finge di servire “gli ultimi” …
Si vedano, su questo specifico aspetto, due miei precedenti appunti in questo blog (Chiesa, Englaro e Berlusconi; Due note) e la lettera di Farinella, prete “semplice”, che gira da qualche tempo su Internet e non fa sconti ai vescovi.
La lettera, di cui riporto qualche passo qui sotto, mette bene in luce l’ipocrita logica vaticana dei due pesi e delle due misure [anche se occorre mettere in guardia contro ogni integralismo di “sinistra”, ossia contro ogni tentazione di far valere al di là dei “fedeli” e trasformare in “etica pubblica” i precetti morali cattolici, fossero pure invocati a difesa dei migranti o contro Berlusconi].
23 giugno

Farinella a Bagnasco sul berlusconismo
SENZA LA PROFEZIA, RIMANE LA COMPLICITÀ
Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato «come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione [•••] e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria,
Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale.
I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la «verità» che è la nuda «realtà».
Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.
Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. È forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave [•••]
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? ….
Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? [•••].
La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo
sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-2009). [•••]
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere» porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

L’ombra lunga dell’antisemitismo cattolico

Posted on gennaio 25th, 2010 in | No Comments »

citazione di Carlo Oliva, a Radiopopolare, la Caccia del 21 dicembre 200

[a proposito del recente scambio di cortesie tra l'onorevole Fini, Presidente della Camera dei deputati, e l' “Osservatore romano”.] Sembra infatti che al Fini, che, s’era permesso di osservare, in non so quale circostanza, che tra quanti cercarono di contrastare le infauste leggi razziali non vi fu certo la chiesa cattolica “salvo talune luminose eccezioni”, l’organo ufficiale della Santa Sede abbia replicato, in un corsivo autorevolmente anonimo, che sorprendeva e amareggiava il fatto che “uno degli eredi politici del fascismo – che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze – chiami ora in causa la Chiesa cattolica” dimostrando con ciò “approssimazione storica e meschino opportunismo politico”. Al che il Presidente, che a simili inviti a ritornare – per così dire – nelle fogne fasciste non era più avvezzo nemmeno nei rapporti con l’estrema sinistra, ha ribattuto che “opportunismo sarebbe stato far finta di nulla di fronte a una questione storica più volte discussa in ambienti vaticani”, una sorta di “Beccati questa” che sulla bocca del titolare di un’alta carica dello stato nel nostro paese non si sentiva, più o meno, da un secolo e mezzo. E ammetterete che un simile scambio di accuse di opportunismo tra il portavoce di una organizzazione che in materia non ha mai avuto rivali e colui che, pur di cogliere l’opportunità di andare al governo, non esitò a buttare a mare nello spazio di un paio di pomeriggi la propria eredità ideologica e storica ricorda molto da vicino la massima da cui siamo partiti, anche se naturalmente è difficile dire chi, nella circostanza, rivesta il ruolo dell’asino e chi quello del cavallo.. . chiesa cattolica e centrodestra non hanno interesse, oggi come ieri, a farsi il viso dell’arme ed è probabile che Fini, incontrando monsignor Fisichella, cappellano di Montecitorio, prima della messa natalizia per i deputati, oltre a negare che ci fosse “alcun disegno politico” nelle sue parole, abbia promesso di non farlo più. Peccato, naturalmente, perché non sul fatto che quelle affermazioni, quali che fossero le sue intenzioni nel pronunciarle, un certo loro solido fondamento lo abbiano non ci piove davvero. Probabilmente il leader di AN, da bravo ex fascista riciclato, voleva semplicemente allargare la sfera delle responsabilità dell’obbrobrio razzista oltre la propria parte politica, ma che la chiesa, in quella triste circostanza, non abbia fatto moltissimo non si può seriamente mettere in dubbio. Anche a prescindere dalle affermazioni dei singoli, come quel padre Agostino Gemelli che ci ricordava l’Accame domenica scorsa, per cui la messa al bando degli ebrei si poteva commentare osservando che “tragica, senza dubbio e dolorosa” era “la situazione di coloro che non possono far parte, e per il loro sangue e per la loro religione, di questa magnifica patria”, nel che ravvisava l’avverarsi di “quella terribile sentenza che il popolo deicida ha chiesto su di sé”, non è tanto facile trovare delle prese di posizione ufficiali della chiesa in materia. L’ambasciatore italiano presso la Santa Sede, si sa, poteva tranquillizzare il governo fascista con un telespresso in cui si leggeva che “le recenti deliberazioni del Gran Consiglio in tema di difesa della razza non hanno trovato in complesso in Vaticano sfavorevoli accoglienze” e l’unica critica reperibile sull’ “Osservatore romano” fu quella per cui la condanna di “ogni e qualsiasi matrimonio tra cittadini italiani di razza ariana e persone appartenenti ad altre razze” doveva essere considerata in contrasto con la vigente legge canonica. Il Santo Uffizio aveva condannato l’antisemitismo nel 1928, ma la “Civiltà cattolica” aveva limitato il pronunciamento, che pure sarebbe stato ribadito da Pio XI dieci anni più tardi, ribadendo il permanere del “pericolo giudaico” e vantando a proprio merito “l’averlo sempre denunciato”. Quanto a Pio XII, è noto come abbia deciso di non pubblicare l’enciclica antinazista che il suo predecessore aveva lasciato incompiuta, un documento in cui, comunque, si poteva ancora leggere che “l’alta dignità che la Chiesa ha sempre riconosciuto alla missione storica del popolo ebraico … non la rende tuttavia cieca sui pericoli spirituali che possono correre le anime in contatto con gli ebrei” e si metteva “in guardia” contro “i troppo facili rapporti con la comunità ebraica”. Sono tutte verità, queste, ormai largamente note, ma chiunque voglia approfondire il tema ha oggi a disposizione la vasta raccolta di testi commentati da Walter Peruzzi nel suo Il cattolicesimo reale, uscito di recente per i tipi della Odradek edizioni. [Del volume di Walter Peruzzi si confronti, per il nostro problema, la sezione “L'antisemitismo”, pagg. 272-304.] Vi troverà ampiamente documentata, tra l’altro, l’evoluzione del concetto chiesastico di “popolo deicida”, su cui si sono fondati tutti i pronunciamenti antisemiti almeno fino al XIX secolo. Ahimè. Sull’ebraismo non pesa più (forse) l’accusa di deicidio, ma l’ombra lunga dell’antisemitismo cattolico aduggia ancora la nostra cultura. È per questo che neanche agli amici è lecito farvi riferimento, pur nei modi discreti e prudenti usati dall’incauto Fini. È una questione di consapevolezza negata o, se preferite, di coda di paglia. L’asino sa benissimo di essere un somaro e non gradisce che glielo si ricordi. Non gli interessa la verità, quando se ne informa lo fa solo per celia e, comunque, non sta mai ad ascoltare la risposta.


Minareti

Posted on gennaio 24th, 2010 in | No Comments »

Contro il perfido Maometto…
«Si risolve in offesa del nome divino e in disonore per la fede cristiana il fatto che in alcune parti del mondo soggette a principi cristiani, dove talora separati, talora frammischiati con i cristiani, abitano i saraceni, i loro sacerdoti… nei loro templi o moschee, dove gli stessi saraceni si radunano per adorarvi il perfido Maometto, invochino ed esaltino ad alta voce da un luogo elevato, in modo che sentano e cristiani e saraceni, il nome dello stesso Maometto, recitando pubblicamente alcune parole in suo onore… Perché non siano ulteriormente tollerati comportamenti simili in offesa della divina maestà, con il consenso del santo concilio, proibiamo… tali fatti in terre cristiane. Ingiungiamo… sotto la minaccia del divino castigo, a tutti e singoli i principi cattolici, nei cui possedimenti i saraceni abitano…di eliminare dalle loro terre tutto ciò… e di curare che anche i loro sudditi facciano altrettanto».
Concilio ecumenico di Vienne (1311-12)

Contro la nazione “deicida”…
«Il santo concilio, seguendo le orme del nostro salvatore Gesù Cristo, cerca con profonda carità che tutti pervengano alla conoscenza della verità evangelica… A questo scopo stabilisce in primo luogo che tutti i vescovi… diano incarico a persone bene istruite nella sacra scrittura di predicare nelle località abitate dai giudei o da altri infedeli… Gli infedeli di entrambi i sessi e in età di capire siano obbligati a ascoltare questa predicazione con la minaccia di proibire loro il commercio con i fedeli o con altre pene opportune… Sotto la minaccia di pene gravi [gli ebrei] siano costretti a portare un abito che li distingua a prima vista dai cristiani… siano obbligati a abitare in luoghi separati e quanto più lontano possibile dalle chiese…»
Sessione XIX del concilio ecumenico di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma (1431-35)

Contro la libertà di culto in genere
«Da questa corrottissima sorgente dell’indifferentismo scaturisce quell’assurda ed erronea sentenza, o piuttosto delirio, che si debba ammettere e garantire a ciascuno la libertà di coscienza: errore velenosissimo, a cui apre il sentiero quella piena e smodata libertà di opinione che va sempre aumentando a danno della Chiesa e dello Stato»
Gregorio XVI, enciclica “Mirari vos” (1832)

«In questo tempo si trovano non pochi i quali… non dubitano di affermare “essere ottima la condizione della società nella quale non si riconosce nell’Impero il dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica”… non temono di caldeggiare l’opinione… dal Nostro Predecessore Gregorio XVI di venerata memoria chiamata delirio, cioè “la libertà di coscienza e dei culti essere un diritto proprio di ciascun uomo” …»
Pio IX, enciclica “Quanta cura” (1864)

«In primo luogo notiamo nelle singole persone un atteggiamento che è profondamente contrario alla virtù religiosa, ossia la cosiddetta libertà di culto. Questa libertà si fonda sul principio che è facoltà di ognuno professare la religione che gli piace, oppure di non professarne alcuna… La stessa libertà, se considerata nell’ambito della società, pretende che lo Stato non faccia propria alcuna forma di culto divino e non voglia professarlo pubblicamente; pretende che nessun culto sia anteposto ad un altro, ma che tutti abbiano gli stessi diritti, senza tener conto della volontà popolare, se il popolo si dichiara cattolico…
[è invece] necessario che la società civile, proprio in quanto società, riconosca Dio come padre e creatore suo proprio, e che tema e veneri il suo potere e la sua sovranità. Pertanto, la giustizia e la ragione vietano che lo Stato sia ateo o che – cadendo di nuovo nell’ateismo – conceda la stessa desiderata cittadinanza a tutte le cosiddette religioni, e gli stessi diritti ad ognuna indistintamente.
Dunque, dal momento che è necessaria la professione di un sola religione nello Stato, è necessario praticare quella che è unicamente vera e che non è difficile riconoscere, soprattutto nei Paesi cattolici, per le note di verità che in essa appaiono suggellate…»
Leone XIII, enciclica “Libertas” (1888)

«La peste della età nostra è il così detto laicismo coi suoi errori e i suoi empi incentivi… Infatti si cominciò a negare l’impero di Cristo su tutte le genti; si negò alla Chiesa il diritto – che scaturisce dal diritto di Gesù Cristo – di ammaestrare, cioè, le genti, di far leggi, di governare i popoli per condurli alla eterna felicità. E a poco a poco la religione cristiana fu uguagliata con altre religioni false e indecorosamente abbassata al livello di queste»
Pio XI, enciclica “Quas primas” (1925)

«Culti “tollerati, permessi, ammessi”: non saremo noi a fare questione di parole… purché sia e rimanga chiaramente e lealmente inteso che la religione cattolica è, e sol essa, secondo lo Statuto e i Trattati, la religione dello Stato, con le logiche e giuridiche conseguenze… segnatamente in ordine alla propaganda… Anche meno ammissibile ci sembra che si sia inteso assicurare assoluta libertà di coscienza… Se si vuol dire che la coscienza sfugge ai poteri dello Stato… che, in fatto di coscienza, competente è la Chiesa ed essa sola… viene con ciò stesso riconosciuto che in Stato cattolico, libertà di coscienza e di discussione, devono intendersi e praticarsi secondo la dottrina e la legge cattolica…»
Pio XI, lettera al segretario di stato (30 maggio 1929)

Contrordine fratelli
Dopo l’esito dell’aberrante referendum svizzero contro i minareti, il presidente del Pontificio consiglio dei migranti, mons. Antonio Maria Vegliò, ha fatto sapere di essere «sulla stessa linea dei vescovi svizzeri», che ieri hanno espresso forte preoccupazione per quello che hanno definito «un duro colpo alla libertà religiosa e all’integrazione».
Questa “svolta” della Chiesa a favore della libertà religiosa risale al Vaticano II, ossia ad appena cinquant’anni fa, dopo una storia bimillenaria che sosteneva il contrario. Ci si sarebbe quindi atteso che la Chiesa avesse onestamente ammesso di aver sbagliato per secoli professando false dottrine, che sono corresponsabili degli stereotipi antisemiti o antislamici e dell’intolleranza religiosa oggi diffusi nell’Occidente.
Al contrario Benedetto XVI, nel Discorso alla curia per gli auguri natalizi del dicembre 2008, ha avuto l’impudenza di ascrivere la libertà di coscienza al “più profondo patrimonio della Chiesa”:
«Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa. Essa può essere consapevole di trovarsi con ciò in piena sintonia con l’insegnamento di Gesù stesso (cfr Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi… I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede… e proprio così sono morti anche per la libertà di coscienza… Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuità ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identità ».
Così, declassate a decisioni “storiche” quelle che sono stati solenni e reiterati enunciati dottrinali di papi e concili ecumenici – dal IV al XX secolo! – si afferma che la “discontinuità” col passato di intolleranza e di repressione, ossia il vistoso dietrofront odierno, è solo “apparente”.

Minareti e crocifissi
Nel che, ossia nel ritenere che l’odierna conversione della Chiesa alla “libertà di culto” sia solo apparentemente “discontinua” col passato, un qualche fondo di verità c’è, anche se in senso esattamente contrario a quel che intende Benedetto.
La discontinuità è almeno in parte apparente perché pur affermando la libertà per tutti i culti, la Chiesa di Roma continua a voler essere “più uguale degli altri”. Così il voto contro i minareti offre occasione alla Chiesa per equipararsi vittimisticamente ai musulmani: loro per via dei minareti, i cattolici per via dei crocifissi.
“Il segretario generale mons. Felix Gmur, ha espresso ieri, a caldo, in una intervista alla Radio Vaticana, il disappunto dei vescovi elvetici per il no alla costruzione di nuovi minareti, che ha associato alla sentenza della Corte europea sui Crocifissi in Italia: «Entrambe le posizioni si basano sulla convinzione, errata, – ha spiegato – che la religione debba essere solo ’un fatto privato’, e per un cristiano questo non è possibile” (“La stampa”, 30 novembre 2009).
Accostamento del tutto ridicolo in quanto un territorio – dove possono liberamente coesistere e in molti paesi del mondo coesistono sedi politiche, associazioni culturali, chiese, sinagoghe, balere, moschee – è altra cosa da un muro su cui si pretende che ci stia un simbolo solo, quello di una data religione. Cosa che appunto contraddice a quel pluralismo e a quella libertà di culto che viceversa la compresenza di campanili, pagode e minareti testimonia.
Il che mostra che la libertà di culto si offusca rapidamente nella testa di un cattolico diventando voglia di preminenza del suo culto e dei suoi simboli, usati per “marcare il territorio”.

La democrazia dei pogrom
E’ la stessa confusione (mi si consenta questa postilla fuori tema) che fanno a proposito della “democrazia” alcuni improbabili figuri come i razzisti padani o il picchiatore sanbabilino vicesindaco di Milano, quando – ringalluzziti dall’esito del referendum svizzero – invocano il libero pronunciarsi del “popolo” su moschee, minareti e crocifissi.
Nessuno ha spiegato a costoro che non si possono mettere ai voti i diritti civili e i diritti umani, come appunto la libertà di culto; che non si può effettuare un pogrom (come quello di Ponticelli, appoggiato da Bossi) anche se lo chiede il popolo; né introdurre – solo perché lo vuole la maggioranza – il cannibalismo.

1 dicembre 2009

Dabbenaggine “laica” e squadrismo vaticano

Posted on gennaio 24th, 2010 in | No Comments »

Il via libera dell’Aifa alla commercializzazione della Ru 486 in Italia ha provocato le furibonde proteste del Vaticano, che non solo ha decretato la scomunica per chi la usi o la prescriva, ma ha minacciato “reazioni”, auspicando “un intervento da parte del governo e dei ministri competenti” (!?) e incitando all’obiezione di coscienza.

Il doppiopesismo vaticano
Questi interventi a gamba tesa nella politica italiana confermano il consueto doppiopesismo della Chiesa. Da una parte la scomunica a chi abortisce o ai comunisti, l’ordine ai parlamentari cattolici di “non negoziare” sui Dico, il pressing sul governo perché decreti d’urgenza, nei modi voluti dal Vaticano, sul caso Englaro o sul testamento biologico; dall’altra innocui predicozzi, rivolti a tutti e a nessuno, se c’è da condannare la corruzione politica e morale del premier o i respingimenti dei migranti – misura per la quale il portavoce vaticano ha anche sconfessato le dichiarazioni del responsabile migrazioni, assicurando che la Chiesa non intendeva criticare il governo.
E il governo, precipitandosi a minacciare il boicottaggio della Ru 486 dopo che se ne era fregato delle intemerate su morale del premier e politiche razziste, ha mostrato di capire bene la differenza fra prediche all’acqua fresca, fatte per salvare la faccia e tenersi il consenso dei fedeli senza perdere finanziamenti e privilegi, e diktat talebani.

Mancuso non sa rispondere?

Anche il cattolico “neomodernista” Vito Mancuso, che scrive ormai abitualmente su “Repubblica” (criticando in modo argomentato e condivisibile i comportamenti della “gerarchia”, ma continuando a propagandare un cattolicesimo inesistente, senza gerarchia e senza dogmi, e facendo così da foglia di fico a quello dogmatico e gerarchico realmente esistente),  denuncia tale doppiopesismo perché “come la pillola abortiva colpisce i più deboli, cioè gli esserini che non chiedono altro che di venire al mondo, allo stesso modo l’irrisione della famiglia e delle sue regole nella vita privata di chi gestisce il potere colpisce la coscienza dei più deboli, in questo caso i giovani, da sempre affascinati dagli uomini di successo”. E conclude: “Temo però che il presidente dei vescovi, il quotidiano cattolico e le altre istituzioni ecclesiastiche non ‘scenderanno mai in campo’ con la stessa passione morale. Mi chiedo perché, e non so rispondere.” (“La repubblica”, 3 agosto).
Timore, il suo, ben fondato, ma cui lui stesso sa, o dovrebbe saper, rispondere, se è vero che il 29 giugno, sullo stesso giornale, prevedendo il comportamento della Chiesa di Roma di fronte al direttore di “Famiglia Cristiana” che chiedeva pronunciamenti severi contro il premier, scriveva in modo critico e ironico: “Perché mai la Chiesa dovrebbe rinunciare a un amico così potente e così disponibile? Forse per ritrovarsi con il relativismo etico del centrosinistra giudicato una minaccia per la famiglia tradizionale? Sarebbe un vero e proprio suicidio politico nonché una grandiosa ingenuità, tipica di chi si rifiuta di prendere atto di come va il mondo e di come sono fatti gli uomini per seguire solo astratti idealismi moralistici. …Anzi, quanto più l’attuale capo del governo è in difficoltà sul piano morale, tanto più ha bisogno del sostegno della Chiesa: non è evidente? Ne viene che questa è una situazione dalla quale la Chiesa può trarre indubbi vantaggi: non le capisce queste cose quell’ingenuo del direttore di Famiglia Cristiana?”

Se il governo interviene caso-escort perdonato
Quali siano nell’occasione odierna i “vantaggi” del “silenzio” e del “perdono” al premier lo spiega Giacomo Galeazzi su “La Stampa” del 3 agosto nel pezzo Se il governo interviene caso-escort perdonato: “Prima i bonus promessi dal ministro Gelmini alla scuola cattolica, poi l’accelerazione all’approvazione del ddl anti-eutanasia annunciata dal titolare del Welfare, Sacconi, ora i paletti all’uso della Ru486 prospettati dal sottosegretario Roccella”… Così “l’esecutivo tenta di recuperare nei Sacri Palazzi il consenso incrinato dagli scandali scoppiati attorno al premier Berlusconi. Il nodo della Ru486, perciò, diventa un ‘decisivo banco di prova’, come dimostra l’attivismo dei ‘pontieri’ impegnati a rassicurare e ricucire tra le due sponde del Tevere”.
E il vescovo Luigi Negri, uno dei più torvi reazionari della compagnia di giro ratzingeriana, trae pretesto dalla Ru486 non solo per giustificare ma teorizzare il ricorso ai due pesi e alle due misure da parte della Cei: “la Ru486 rivela la moralità teorizzata e praticata da quanti, in questi ultimi mesi, ci hanno riempito di chiacchiere sulla rilevanza pubblica di certi comportamenti privati”, mentre “secondo la più autentica tradizione della Chiesa, mille incoerenze etiche non distruggono né il benessere, né la libertà del popolo”, invece “un attacco violento contro la sacralità della vita, questo sì è un evento che devasta la nostra vita sociale”.

“Incoerenze etiche” o corruzione e abuso di potere?
Anche nel caso Berlusconi, tuttavia, va detto che la gerarchia cattolica è stata favorita da settori laici o di sinistra che in qualche misura le hanno “tirato la volata”.
In primo luogo si è da molti accreditato per tutta una fase l’idea che veline, Noemi, escort e altro “ciarpame” fossero solo vicende attinenti la “vita privata” del premier, le sue “incoerenze” come dice il vescovo di servizio Luigi Negri; cose quindi su cui non mettere bocca (Pd), “gossip” che distrae dai veri problemi del paese (esponenti di Rifondazione e di Sinistra e libertà).
Si è così alimentata e diffusa una idea profondamente sbagliata e riduttiva perché fa apparire i comportamenti di Berlusconi come un’offesa alla morale sessuale cattolica, di cui a noi laici non potrebbe importare di meno, mentre è invece per un verso, come ha sottolineato “il manifesto”, l’esaltazione di un’ideologia reazionaria che celebra la mercificazione della donna e d’altro lato un’offesa politicamente e costituzionalmente quando non anche penalmente rilevante della morale pubblica laica, consistendo in un abuso del potere pubblico a fine di comprare e corrompere con seggi, candidature, ministeri o appalti (promessi o concessi) – donne (e uomini), in cambio di favori privati, sessuali o d’altro tipo.
Per questo Berlusconi (oltre ad essere un perfetto modello di ipocrisia cattolica, quando si dichiara difensore della famiglia, della sacralità della vita e della “dottrina della Chiesa” e al tempo stesso è corresponsabile di un aborto al settimo mese, si autocelebra  presidente “puttaniere” e raccomanda alla D’Allario la masturbazione) è indegno di governare. Fa invece il gioco del vuoto moralismo cattolico (ed ecclesiastico) ridurre i suoi comportamenti a “peccati” privati, “incoerenze etiche” o “adulteri”, come li chiama in una intervista su “Repubblica” il vescovo di Arezzo, perdonabili in cambio degli omaggi e dei favori alla religione “di stato”.

Bastonare il cane che affoga con un pastorale?

Ancora più grave in questo senso è stato poi l’atteggiamento di giornali laici e di sinistra, prima fra tutti “Repubblica” – cui pure va il merito di aver fatto emergere il marciume berlusconiano e di surrogare un’opposizione politica vergognosamente assente – nell’accreditare e nell’elogiare una inesistente condanna politica dei comportamenti del premier da parte dei vescovi.
Può darsi che si sperasse così di bastonare meglio il cane che affoga servendosi di un pastorale. Ma si è trattato di una illusione sbagliata e pericolosa.
Sbagliata perché ha aiutato a occultare, anziché a smascherare, il doppiopesimo ipocrita di cui si è detto, arrivando perfino a fare da sponda  al direttore di “Avvenire”, che ha potuto rintuzzare disagi, critiche e proteste di fedeli per i silenzi della Chiesa citando a suo favore un titolo di “Repubblica” (Berlusconi, spuntano altre ragazze / e il giornale dei vescovi lo attacca).
Ma si tratta soprattutto di un’illusione pericolosa perché accreditando le (supposte) censure della Chiesa verso il porcaio berlusconiano, o il suo amore (verbale e tartufesco) per i “poveri” migranti si contribuisce a consolidare il suo arrogante potere e l’idea che essa abbia qualche titolo per porsi come guida morale e giudice della società e della politica fino a imporre, in cambio di un buffetto al premier o ai razzisti padani, la sua sharia a tutti i cittadini. Credenti e no. Come sta cercando di fare.

Segno tangibile
Un tale proposito è stato ribadito da Rino Fisichella che, su “L’Osservatore Romano” del 1 agosto, dopo aver minacciato “reazioni” per la pillola, si è anche lasciato sfuggire questa perla: “La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società. È chiamata a rendere sempre presente quell’annuncio di vita che le permette di essere nel corso dei secoli segno tangibile del rispetto per la dignità della persona”.
Un’affermazione che per sfrontatezza fa il paio con questa di Francesco D’Agostino su “Avvenire” dello stesso giorno e sempre a proposito della pillola: “Riconosciamo almeno che è dall’avvento del cristianesimo che uomini e donne sono considerati assolutamente pari in dignità e in diritti”.
La Chiesa non oggi, non ieri, ma “nel corso dei secoli” è secondo Fisichella “segno tangibile del rispetto per la dignità della persona”, rispetto che si traduce, assicura D’Agostino, nel considerare uomini e donne, “dall’avvento del cristianesimo… assolutamente pari in dignità e in diritti”.
Poiché non si può credere che Fisichella e D’Agostino ignorino a tal punto la storia della Chiesa e anzi la storia in generale, si deve ritenerli mentitori di professione.  E’ infatti noto come “nel corso dei secoli” la Chiesa ha manifestato il rispetto per la dignità della persona umana legittimando la schiavitù (praticata nello stato pontificio fino al XIX secolo) e la servitù della gleba; difendendo la proprietà privata dall’invidia “dei poverelli e delle persone di basso stato” (Pio IX); ordinando la messa a ferro e fuoco delle città che resistevano all’esercito del papa e agli eserciti crociati; dando la remissione dei peccati a chi uccideva gli infedeli e a chi denunziava gli eretici, bruciati vivi come le streghe, a centinaia di migliaia; benedicendo la “evangelizzazione” coatta del Nuovo Mondo; prescrivendo fino al Catechismo del 1992 la pena di morte, praticata fino al 1870; invocando la religione di stato; vietando la libertà di coscienza, parola e stampa; perseguitando omosessuali ed ebrei; affermando ancora a fine Ottocento, alla faccia di D’Agostino, che “l’ordine dell’amore… richiede da una parte la superiorità del marito sopra la moglie e i figli, e dall’altra la pronta sottomissione e ubbidienza della moglie” (Pio XI) e ribadendo ancora oggi la sua inferiorità vietando il suo accesso al sacerdozio al cui proposito, in risposta al quesito se tale divieto deva ritenersi “appartenente al deposito della fede”, l’allora segretario della Congregazione della dottrina della fede, Ratzinger, rispondeva nel 1995: “Affermativa”. E si potrebbe continuare.
La Chiesa di Fisichella ha costantemente offeso la dignità umana “nel corso dei secoli”, dal IV al XIX secolo almeno, ossia non per un giorno, sporadicamente, ma per sedici dei venti secoli della sua esistenza. E negli altri è stata meno oppressiva solo perché le circostanze non glielo hanno consentito ed è tornata, e torna, ad esserlo appena può. Come ancora le vicende di questi giorni e lo stesso Fisichella insegnano.
Non è stato Fisichella a dire che bisognava vietare il Gay Pride a Roma nell’anno santo 2000 perché offendeva i sentimenti della maggioranza e “uno stato laico deve salvaguardare i diritti della maggioranza” che “a Roma sono i credenti”? Negli stessi giorni “L’Osservatore” rivendicava il diritto dei cristiani nigeriani, una minoranza inferiore per sua stessa ammissione al 10%, a ribellarsi in armi alla sharia (islamica…), perché contrastante con la costituzione laica della Nigeria.
Questa stomachevole doppiezza, questa rivoltante ipocrisia, è  il vero “segno tangibile” della Chiesa di Roma “dall’avvento del cristianesimo” o poco dopo e “nel corso dei secoli”.

E i cattolici “buoni”?
E tuttavia neppure i cattolici “buoni”, quelli “progressisti”, che talvolta si battono insieme ai laici contro il razzismo, la guerra o la mafia, manifestano qualche disagio. Se credono sul serio a quello che talvolta alcuni di loro dicono, ossia che papi e preti “non” sono la Chiesa, che la Chiesa “vera” è “altra”, ci si aspetterebbe che ogni sortita di “rappresentanti” della Chiesa di Roma fosse seguita da solenni comunicati di “condanna”, di messa in guardia dei fedeli, di incitamento a fare obiezione contro il papa e i vescovi, dichiarati fuori dal cristianesimo ecc. Un po’ come quegli avvisi sui giornali che pubblicano alcuni padri per avvertire che non pagheranno i debiti dei figli…
Niente di tutto questo. I cattolici “buoni”, con l’eccezione di sparute “comunità cristiane di base” o di “Noi siamo Chiesa” che rispettosamente “dissentono” da quelli che tuttavia continuano a ritenere loro pastori, tacciono e, specie in fatto di diritti umani, autodeterminazione della donna, libertà sessuale, addirittura consentono.
L’Associazione Giovanni XXIII, per fare solo qualche esempio, ha “messo il lutto” all’annuncio della commercializzazione della Ru 486. “Famiglia cristiana” e “Nigrizia” si sono schierate con Ratzinger contro il preservativo (e dunque per la libera diffusione dell’Aids in Africa). Pax Christi e le Acli hanno partecipato alla preghiera di riparazione promossa da Ruini in piazza San Pietro nel gennaio 2008 per protestare contro il papa “imbavagliato”.
E perfino quando si schierano insieme a atei e diversamente credenti contro la mafia o il razzismo, anziché battersi in nome di comuni valori umani e stop, questi cattolici “buoni” non resistono a dire che bisogna coniugare ispirazione cristiana e impegno civile (Ciotti) o condannare il razzismo perché contrario a valori umani e cristiani (Zanotelli). Così l’ombra lunga del proposito evangelizzatore-colonizzatore accompagna anche le loro imprese e il fatto stesso di dar loro spazio non per quello che dicono ma perché sono dei cattolici a dirlo, fa registrare una subalternità dei laici che avvantaggia alla fin della fiera il Vaticano, confermando che la difesa e l’affermazione di uno stato realmente laico passa, almeno in Italia, attraverso la scattolicizzazione della società.
8 agosto 2009

Il “patto” di Viterbo

Posted on gennaio 24th, 2010 in | No Comments »

Molti si sono chiesti perché la  Lega e Berlusconi hanno sferrato a fine agosto un violento attacco  contro la Chiesa, da sempre fedele e potente alleata del centro-destra. Domanda legittima se si pensa che Vaticano e CEI erano intervenuti sì con violenza nella politica italiana, minacciando scomuniche e altri sfracelli (v. Dabbenaggine laica e squadrismo vaticano in http://cattolicesimo-reale.blogspot.com/), ma per pretendere dal governo quel che già si accingeva a fare da solo – cioè garantire finanziamenti alle scuole private, mettersi di traverso sulla RU 486 e perfino sulla pillola del giorno dopo, contrastare la decisione del Tar sul ruolo della religione nelle scuole – lieto di compiacere così Santa Madre Chiesa e sapendo che in cambio, su migranti o stili di vita, essa avrebbe lasciato correre.
Circa respingimenti e clandestini, infatti, il portavoce vaticano padre Lombardi si era precipitato già il 5 luglio a smentire le critiche di monsignor Marchetto, della Commissione migranti, avvertendo che la Santa Sede “non si era espressa sul pacchetto-sicurezza”, mentre Bagnasco si era limitato a dire, con molti giri di parole, che l’immigrazione è un problema “complesso”. Quanto alla “questione morale” (leggi papi-escort) il segretario della CEI monsignor Crociata aveva dichiarato ai giornali con gesuitica destrezza: “Oggi come ieri ci sono davvero tante questioni morali. Nostro compito è tenerle vive tutte, non andando ad esprimere giudizi su questo o quello” (Ansa, 26/5/09), mentre dopo l’annunciata commercializzazione della Ru 486 vari vescovi avevano detto o fatto capire Se il governo interviene caso-escort perdonato (“La Stampa”, 3 agosto).  E Bertone, dopo un lungo silenzio, stava per recarsi a una cena col papi da tutti vista, e dai cattolici progressisti criticata, come “perdonanza mediatica”.
Ma nonostante questo, i malumori della base cattolica per le indecenti frequentazioni del premier (anche se non per il vero problema, ossia lo scambio carriere politiche-favori sessuali) crescevano; e il quotidiano dei vescovi, pressato dalle proteste di parroci e fedeli poco adusi alla diplomazia, dopo ripetuti tentativi di parlar d’altro aveva dovuto dar loro qualche spazio. Intanto la deportazione e la morte di centinaia di migranti, a causa dei respingimenti voluti dal leghista Maroni, aveva sdegnato “Avvenire” inducendolo a  paragonare l’indifferenza verso quei morti a quella verso la Shoah.
A provocare la reazione di Berlusconi e Bossi sono stati probabilmente il fastidio per l’“ingratitudine” di una Chiesa che ritenevano di aver tanto “beneficata” e soprattutto il timore che il malumore delle parrocchie, non adeguatamente represso, anzi lasciato affiorare o addirittura condiviso da chi avrebbe dovuto “sopire e troncare, troncare e sopire”, facesse loro perdere consensi e voti.

I petardi di Bossi…
Così Bossi ha fatto minacciare da “La Padania” la revisione del concordato, salvo poi disinnescare lui stesso la bomba e ridurla a un modesto petardo, appena sufficiente per proporre un incontro col papa e ottenerne uno con Bagnasco. In concreto l’attacco leghista sembra essere stato principalmente uno dei tanti spot estivi ad uso interno, per mostrare di “avere gli attributi” e di saper difendere senza deflettere anche davanti ai “vescovoni” la propria politica migratoria. Non si può però escludere che sia valso a strappare al presidente della Cei una qualche disponibilità a sorvolare sulle stragi e le violenze razziste in cambio di un appoggio incondizionato alle politiche vaticane sulla vita (degli embrioni e dei malati terminali, beninteso, non dei migranti); appoggio che potrebbe rivelarsi importante se Fini e i “laicisti” del Pdl avessero mai il coraggio di farsi sentire sul testamento biologico. I leghisti sperano inoltre, spes contra spem, che tale appoggio basti per indurre la Chiesa a non virare verso l’UdC.
In ogni caso la Lega sa bene che un atteggiamento corrivo della Chiesa in tema di immigrazione potrà davvero garantirselo solo se tale richiesta entra nello scambio globale fra Vaticano e Berlusconi.

…e la bomba H di Berlusconi
Quanto a quest’ultimo, la feroce aggressione al direttore di “Avvenire”, definita da qualche cardinale un avvertimento mafioso, va letta nella più ampia “campagna d’autunno” predisposta affidando la direzione del “Giornale” di famiglia a un killer professionista che, dopo aver usato menzognere lettere anonime per eliminare Boffo è passato a “far fuori” Fini, mentre il premier querelava  “Repubblica”, “l’Unità” e alcuni giornali stranieri. Un continuo ampliamento dei fronti che dà l’impressione delle difficoltà di Berlusconi e ricorda la disastrosa tattica di Hitler nella seconda guerra mondiale anche se potrebbe concludersi diversamente per la inconsistenza e la divisione delle diverse opposizioni.
In particolare attaccando Boffo, e quindi nei fatti la Cei, Berlusconi puntava a sfruttare le divisioni interne fra ruiniani e no, fra Cei e Santa Sede, per silenziare nella Chiesa ogni voce anche debolmente critica, che potesse fargli perdere voti cattolici e costringerla a parlare d’ora in poi con una voce sola, quella del Vaticano, con cui può vantare rapporti “eccellenti” e che a sua volta attesta la “serenità istituzionale” esistente fra i due poteri (“Osservatore”, 7 settembre).

Chi ha vinto, chi  ha perso

Il modo maldestro con cui i vari attori hanno gestito la vicenda fino alle dimissioni (imposte?, perché?, da chi?, perché non prima?) o la critica del direttore de “L’Osservatore” che ha definito “Avvenire” “imprudente” ed “esagerato” mentre era sotto attacco, sembrano confermare che il colpo è andato a segno e Berlusconi ha vinto, rafforzandosi.
A vincere  è stato però, paradossalmente, anche il Vaticano, che da tempo cercava di avocare a sé i rapporti con l’Italia, gestiti con troppa autonomia dalla Cei e che in cambio del  suo “silenzio” sugli affari del premier o dei migranti ha ottenuto l’impegno del governo a imporre ope legis a tutti gli italiani, credenti e no, il testamento biologico scritto in Vaticano e, in prospettiva, anche tutti gli altri principi cattolici “irrinunciabili” in materia di sesso, aborto, matrimonio, inizio e fine vita (senza contare i contributi alle private, la difesa del ruolo dei docenti di religione a carico dello stato ecc.). Che questi siano i termini del “patto” di Viterbo fra Letta e Benedetto, lo ha confermato Berlusconi stesso, quando ha detto che i rapporti con la Chiesa, già “eccellenti”, si “rafforzeranno” grazie alla imminente approvazione del testamento in questione.
Sconfitta – insieme alla laicità dello stato, di cui nessuno più parla, dandone per scontata l’estinzione – è l’altra Chiesa; non solo – si badi – quella di sinistra, eretica, dei  41 preti già anatemizzati per aver aderito a un appello di “Micromega” sul fine-vita, ma anche quella dei vescovi e dei parroci perfino i più codini in qualche modo costretti, in quanto più prossimi al gregge, a rifletterne i turbamenti.

Il modello Fisichella
In realtà il doppiopesismo, come abbia già scritto altra volta, è una costante del Vaticano, pronto a scomunicare chi abortisce o i comunisti, a ordinare ai parlamentari cattolici di “non negoziare” sui Dico, a pretendere dal governo decreti d’urgenza sul caso Englaro o sul testamento biologico; e a limitarsi dall’altra parte a predicozzi salvafaccia sulla corruzione del premier o i respingimenti dei migranti. Il “patto” di Viterbo non fa che richiamare i due soggetti al rispetto di questo galateo negli ultimi tempi non sempre onorato e ben descritto (pochi giorni prima di Viterbo…) dal preveggente cappellano della Camera monsignor Rino Fisichella: “Se un ecclesiastico entra nel merito di questioni politiche merita di essere criticato perché sta entrando in un ambito che non è il suo. Penso sia utile che gli uomini di Chiesa si astengano da intervenire continuamente su questioni italiane. Non vedo prelati che parlano della legge sull’immigrazione negli Stati Uniti, che è particolarmente restrittiva: non vedo perché avviene solo nei confronti dell’Italia…ma questo non significa che ci deve essere tolto il diritto di critica: sulle questioni etiche il legislatore non può fare a meno di sentire le voci della Chiesa”.
Come si potrebbe descrivere meglio un accordo che (almeno nelle intenzioni dei contraenti) toglie la parola alla chiesa con la “c” minuscola, dai fedeli ai vescovi di seconda fila, interdicendo loro di fare politica, per riservare il diritto di farla, anzi di imporre la loro etica e la loro religione di stato a quella con la “c” maiuscola, da Fisichella in su? Un patto sinistramente simile a quello vigente fra Pio XI e Mussolini durante il ventennio.

Una vittoria di Pirro?
Non è detto però che le cose vadano secondo le previsioni e potrebbe trattarsi, specie per Berlusconi, di una vittoria di Pirro o di un boomerang. Il Vaticano che, come qualcuno ha detto, “perdona ma non dimentica”, pur avendo incassato e anzi tatticamente utilizzato l’affronto fatto al giornale del vescovi potrebbe essersi persuaso che è preferibile incoraggiare il rafforzamento di altri interlocutori, cattolici doc, anziché  continuare ad affidarsi al papi, ormai troppo chiacchierato e poco affidabile, specie se il conflitto con Fini dovesse rendere difficile al premier anche l’approvazione del testamento biologico (o l’azione di contrasto contro la Ru 486 e contro la sentenza del Tar sulla religione).
Molto dipenderà, in questo senso, dal coraggio, poco manifestatosi finora, dei finiani, dell’opposizione politica e delle forze laiche, o meglio “laiciste”, dalla loro capacità di mobilitarsi in difesa dei diritti civili che sono stati l’oggetto del mercato fra il papa e il papi. Il quale, secondo qualcuno, potrebbe anche essere tentato di rovesciare il tavolo per cercare una rilegittimazione plebiscitaria attraverso peraltro rischiose elezioni anticipate.

E’ questo il cattolicesimo reale
Quanto alla Chiesa di Roma, si è confermata anche in questa occasione pronta a legittimare stragi e corruzione, al tempo di Berlusconi non meno che a quello di Mussolini, in cambio di potere.
Sicché stupisce che perfino sul “manifesto” si sia alimentata l’idea che questo sarebbe il cattolicesimo praticato e voluto dalla destra, il cattolicesimo –ha scritto Franco Cardini – “di Berlusconi” o della Lega, cui si opporrebbe quello della Chiesa, “che non può dimenticare i suoi principii di base” e di fronte alla strage dei migranti “non può rinunziare alla carità e alla difesa degli ultimi” (I piccoli mostri della destra, 27 agosto).
Le cose non stanno così. Il cattolicesimo che si dimentica dei principii base (quali?) e degli ultimi, è quello di Berlusconi come di Bertone, di Letta come di Benedetto XVI e Giovanni Paolo II che se nel 2002 “in Guatemala rese omaggio ai sacerdoti cattolici fatti ammazzare dai campesinos” (Cardini), alcuni anni prima aveva rifiutato di salutare, al suo sarrivo in Nicaragua, il sacerdote e ministro del governo Ernesto Cardenal, aveva prima condannato la teologia della liberazione e fraternizzato con Pinochet. Esaltò anche, come “evangelizzatori”, se è per questo, Colombo e i conquistadores.
In realtà quel “deposito primario e realmente inalienabile del messaggio cristiano” cui fa riferimento anche Gianpasquale Santomassimo, sempre sul “manifesto” (L’anticristo fra noi, 28 agosto), come a qualcosa di radicalmente estraneo alla destra “cattolica”, non ha niente a vedere però neppure con il cattolicesimo ed è altrettanto estraneo alla Chiesa, che se ne serve solo come spot, per conservare i consensi popolari e perpetuare l’equivoco di sé come religione dell’eguaglianza e dell’amore.
Ad alimentare un simile equivoco io credo che in qualche modo concorra anche seguitare a definire “cristiano” il patrimonio di idee e di valori alla base della nostra cultura e della civiltà costituzionale italiana, di cui Santomassimo parla. In esso sono certo confluiti elementi derivanti dalla tradizione cristiana ma come da quella umanistica o illuminista o socialista. E ad essi si oppone questa destra, ma non perché sia l’anticristo bensì perché è, come la Chiesa cattolica, contro i diritti umani.  wp
8 settembre 2009