La decisione di beatificare in fretta e furia il “Santo dubito”, come lo hanno ribattezzato autorevoli ambienti del dissenso cattolico, ha portato allo scoperto le fibrillazioni che attraversano la comunità dei fedeli, o molti di loro, di fronte a una Chiesa autocelebrativa e per niente autocritica.
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Anche i papi, come i gatti, possono marchiare il territorio, i secondi con la loro urina, i primi con i loro crocifissi. Lo hanno stabilito, rovesciando una precedente sentenza, i giudici di Strasburgo.
L’Italia è stata assolta perché, esponendo il crocifisso, avrebbe «agito nei limiti della discrezionalità di cui dispone» per attuare condotte rispettose dei diritti umani. Un giudizio, sembra, che si limita a dichiarare la scelta italiana non incompatibile con i diritti umani data la discrezionalità consentita ai singoli stati, su come applicarli.
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Adesso che la fogna di Arcore esonda, allagando l’Italia di “storiacce”, anche la Chiesa – a parere di alcuni autorevoli commentatori – starebbe per “mollare” Berlusconi, facendo una inversione ad U rispetto al sostegno accordatogli finora (v. Chiesa di regime).
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A sottolineare le analogie del leghismo col totalitarismo fascista non poteva mancare la benedizione impartita l’11 settembre dal curato della locale parrocchia alla scuola statale di Adro, costruita con soldi pubblici (cioè dando in cambio due edifici statali e accendendo un mutuo come Comune) e annessa dal sindaco Lancini alla Lega Nord.
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