La decisione di beatificare in fretta e furia il “Santo dubito”, come lo hanno ribattezzato autorevoli ambienti del dissenso cattolico, ha portato allo scoperto le fibrillazioni che attraversano la comunità dei fedeli, o molti di loro, di fronte a una Chiesa autocelebrativa e per niente autocritica.
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Per manifestare la sua “difesa della vita” di marca vaticana, il governo “cattolico” (lo stesso che manda a morte i profughi respingendoli in mare, sgombera i rom, precarizza il lavoro, pratica la corruzione, dispensa cariche pubbliche più o meno rilevanti a seconda del pezzo di sé che ognuno/a vende al primo ministro) ha proclamato Giornata degli Stati Vegetativi il 9 febbraio, anniversario della morte di Eliana Englaro, “la cui vita”, come dice Eugenia Rocella sapendo di mentire, “è stata interrotta per decisione della magistratura” (1).
In realtà ad Eliana la magistratura ha soltanto riconosciuto quel diritto ad autodeterminarsi che il centro-destra, su imput del Vaticano (2), si propone di negare a tutti con un testamento biologico che impone l’alimentazione e l’idratazione forzate anche a chi le rifiuta.
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Dio va preferito al posto fisso. E’ l’ultima boutade teologica di Benedetto XVI, molto commentata in questi giorni (v. Cecilia M. Calamani, Il Vangelo batte il posto fisso, parola di Ratzinger, “Cronache laiche”). Detto da uno per cui Dio e posto fisso coincidono, anzi il primo genera il secondo, si può capire. E poi, diciamocelo, fra Dio e il posto fisso il primo è più facile da trovare.
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Lo aveva fatto Giovanni Paolo II nel 2000, per i tanti errori del passato, torna a farlo oggi Benedetto XVI soprattutto per la pedofilia nel clero.
E tutti si stupiscono e congratulano talmente per un gesto così inusuale da parte del vicario di Dio in persona, da non domandarsi di che cosa il papa chiede scusa. E di che cosa non la chiede affatto.
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Benché inflazionata da Giovanni Paolo II, che ha proclamato da solo circa 2.000 servi di Dio, 1.000 beati e 482 santi contro i 296 degli ultimi 33 suoi predecessori messi insieme, la proclamazione dei santi resta un momento centrale dell’attività magisteriale perché con essa la Chiesa impegna la sua infallibilità certificando «in forma definitiva e solenne che un cristiano cattolico è attualmente nella gloria eterna» (P. Molinari, Nuovo dizionario di diritto canonico) e indicando i santi come modelli, cosicché «i fedeli siano edificati dal loro esempio» (Codice di diritto canonico).
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