Dio va preferito al posto fisso. E’ l’ultima boutade teologica di Benedetto XVI, molto commentata in questi giorni (v. Cecilia M. Calamani, Il Vangelo batte il posto fisso, parola di Ratzinger, “Cronache laiche”). Detto da uno per cui Dio e posto fisso coincidono, anzi il primo genera il secondo, si può capire. E poi, diciamocelo, fra Dio e il posto fisso il primo è più facile da trovare.
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Nel 2009, a Phoenix (USA), suor Margaret McBride, vice presidente dell’ospedale st. Joseph, è stata scomunicata per aver fatto abortire (d’intesa con la paziente, la sua famiglia, i suoi medici e il Comitato etico) una ventisettenne ”incinta al terzo mese, già madre di quattro bambini, affetta da una grave ipertensione polmonare” che l’avrebbe probabilmente uccisa se continuava la gravidanza.
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La visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma, il 17 gennaio scorso, e la sua solenne promessa “mai più antisemitismo”, non hanno posto fine a malumori o diffidenze della comunità ebraica, e a persistenti dubbi sull’opportunità di elevare Pio XII all’onore degli altari. Ma, a conti fatti, badando cioè ai comportamenti dei papi verso gli ebrei, l’autocritica della Chiesa non dovrebbe essere ben più sostanziale, e includere la rimozione da quegli stessi altari almeno di Leone I, Pio V e Pio IX?
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